Telefonata Trump-Zelensky, ma i missili continuano a cadere
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Redazione Esteri
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Nonostante la telefonata tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, avvenuta ieri pomeriggio e definita dal presidente americano come «buona», la guerra in Ucraina non accenna a placarsi. Ventiquattr’ore dopo il colloquio con Vladimir Putin, Trump ha cercato di riaprire un canale diplomatico con Kiev, dichiarando sui social di voler «allineare Russia e Ucraina in termini di esigenze e richieste». Tuttavia, le parole sembrano rimanere tali, mentre i fatti sul terreno raccontano una storia diversa: missili e droni continuano a solcare i cieli, rendendo evidente che la tanto invocata tregua è, al momento, poco più di un’utopia.
Nella notte tra ieri e oggi, il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver abbattuto 132 droni ucraini, quasi la metà dei quali nella regione di Saratov, dove si è registrato quello che Mosca ha definito come «il raid più massiccio dall’inizio del conflitto». Feriti e abitanti evacuati sono il bilancio di un’escalation che non conosce soste, nonostante i tentativi diplomatici. Zelensky, dal canto suo, ha negato di aver subito pressioni da parte degli Stati Uniti per fare concessioni a Mosca e ha parlato di un possibile coinvolgimento americano nelle riparazioni della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente sotto controllo russo.
Intanto, mentre Trump ostenta ottimismo sulla possibilità di una ripresa dei colloqui, prevista per domenica in Arabia Saudita, le accuse reciproche tra Mosca e Kiev non si fermano. Entrambe le parti si imputano a vicenda attacchi contro obiettivi strategici, in un gioco al rialzo che sembra non lasciare spazio a soluzioni immediate. Lo scambio di prigionieri, pur rappresentando un segnale positivo, non basta a stemperare la tensione, che continua a crescere in maniera esponenziale.




