Madre uccide il figlio di 9 anni a Muggia, recidendogli la gola
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Redazione Interno
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Nella tarda serata di mercoledì, mentre la normalità domestica avrebbe dovuto regnare, si è consumata a Muggia, un comune in provincia di Trieste, una tragedia che ha l'effetto di un pugno allo stomaco. L'epilogo di una vicenda familiare, già segnata dalla fragilità, si è materializzato in un appartamento di Piazza Marconi, dove un bambino di soli nove anni ha perso la vita per ferite da taglio alla gola. A privarlo della vita, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata colei che gliel'aveva data: sua madre, una donna ucraina di 55 anni, Olena Stasiuk, la quale, dopo il gesto estremo, avrebbe tentato di porre fine anche alla propria esistenza procurandosi lesioni.
L'allarme del padre e l'intervento delle forze dell'ordine
A innescare la macchina dei soccorsi, che purtroppo si è rivelata inutile per il piccolo, è stato il padre del bambino, un triestino di 56 anni che era separato dalla donna. L'uomo, non riuscendo a mettersi in contatto con l'ex moglie in un momento cruciale come quello della riconsegna del figlio, prevista per le ore 21.00, ha presagito che qualcosa di terribile stesse accadendo. La sua apprensione lo ha spinto a dare l'allarme, facendo intervenire gli agenti della Squadra Mobile, delle Volanti e del Commissariato di Muggia. Questi ultimi, giunti sul posto, si sono trovati di fronte alla scena agghiacciante: il bambino era ormai senza vita, mentre la madre, ferita, necessitava di cure immediate.
Un quadro di fragilità già noto
Quello che emerge, sebbene i dettagli siano ancora oggetto di accertamento da parte degli investigatori, è un quadro di profonda crisi personale che non era passato inosservato. La donna, infatti, era seguita dai servizi sociali, i quali, valutando la situazione, avevano precedentemente disposto l'affidamento del minore al padre. Una decisione, questa, che evidenzia come i segnali di un malessere fossero ben percepiti, sebbene nulla abbia potuto scongiurare l'esito più drammatico immaginabile. La dinamica precisa e le concitate ore che hanno preceduto il femminicidio del figlio sono al centro delle indagini, le quali dovranno fare piena luce sulle motivazioni che hanno portato a un gesto di tale efferatezza.
Le indagini in corso
La donna, una volta stabilizzate le sue condizioni fisiche, è stata formalmente accusata dell'omicidio del proprio figlio e posta in stato di fermo. Gli inquirenti, nel rispetto della delicatezza della vicenda, stanno ora cercando di ricostruire ogni passaggio, ascoltando i familiari e analizzando ogni elemento utile a comprendere la sequenza degli eventi. La coppia, come accennato, versava in uno stato di separazione, fattore che spesso introduce ulteriori tensioni in contesti già delicati. L'attenzione è ora concentrata sul tentativo di delineare un quadro completo di quanto accaduto, un compito che procede tra la necessità di giustizia e il peso di un lutto che ha sconvolto l'intera collettività muggesana.




