Il campo largo si interroga sul woke: da Ocasio-Cortez a Conte, il dibattito che divide la sinistra
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Redazione Interno
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A innescare la miccia è stata la deputata democratica di New York, Alexandria Ocasio-Cortez, una delle figure più note dell'ala progressista americana, che nel corso di un'intervista ha liquidato il "Woke 1.0" definendolo una "follia".
La sua presa di distanza, apparentemente ironica ma sostanzialmente inequivocabile, ha avuto un effetto sorprendente anche sull'altra sponda dell'Atlantico, approdando nel vivace dibattito politico italiano e aprendo, forse, una riflessione più ampia sulla società che cambia e sull'assenza di battaglie che siano davvero al passo dei mutamenti.
La parola, che ormai si sente ovunque, viene utilizzata per indicare talmente tante cose diverse da rischiare di non significare più nulla, eppure è proprio questa sua natura sfuggente a renderla il campo di battaglia ideale per una guerra culturale che non accenna a placarsi.
Le radici di un termine controverso
Per comprendere le ragioni di questo scontro è forse utile tornare alle origini del termine. "Woke", letteralmente il passato del verbo "svegliarsi", non nasce nei campus universitari progressisti né tantomeno nelle aziende della Silicon Valley, ma affonda le sue radici nell'esperienza della comunità afroamericana nell'America della segregazione.
Già negli anni Venti, l'espressione "stay woke" compariva su giornali come lo Houston Informer per esortare a rimanere vigili, e nel 1938 il bluesman Lead Belly la utilizzò per commentare il caso dei nove ragazzi neri di Scottsboro, falsamente accusati di stupro in Alabama: il senso era sostanzialmente "state attenti, perché essere neri può mettervi in pericolo".
Durante il movimento per i diritti civili il termine continuò a circolare, ma la vera esplosione arrivò con le proteste seguite alla morte di Michael Brown a Ferguson nel 2014 e con la crescita del movimento Black Lives Matter.
È a questo punto che il concetto comincia ad allargarsi: essere woke non significa più soltanto essere consapevoli del razzismo, ma progressivamente il termine viene applicato alle discriminazioni di genere, all'orientamento sessuale, alle disuguaglianze economiche, fino a diventare quella che oggi viene comunemente definita "cultura woke".
La svolta di Giuseppe Conte
In Italia, a raccogliere il testimone della riflessione critica sul woke è stato il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, con una lunga lettera-manifesto pubblicata sul quotidiano La Repubblica. L'ex presidente del Consiglio, che ha mostrato di aver imparato in fretta una legge importante della politica, quella di essere veloce nell'occupare spazi e dettare l'agenda ad alleati e avversari, ha colto la palla al balzo per esprimere una netta condanna dell'ideologia woke.
Secondo Conte, concentrarsi eccessivamente sulle battaglie identitarie e sul linguaggio inclusivo rischia di allontanare il popolo, lasciando indietro il vero motore della sinistra: la lotta alle disuguaglianze economiche, la difesa dei salari e la giustizia sociale. Il leader pentastellato ha parlato di "eccessi" e di una "religione morale autoreferenziale" che non serve alla sinistra, invitando il campo progressista a tornare a discutere delle proprie priorità, come la difesa del lavoro e delle classi popolari.
Nella sua missiva, Conte ha inserito anche un passaggio sulla corsa al riarmo, definendola un "falso paradigma di sicurezza", un tema che ha suscitato ulteriori polemiche tra i democratici.
La reazione del Partito Democratico
La mossa dell'ex premier, che punta dritto al cuore del Partito Democratico, ha inevitabilmente aperto una frattura nel cosiddetto campo largo. La segretaria dem Elly Schlein, che ha improntato gran parte della sua linea politica sui diritti civili e sessuali delle minoranze, ha preferito per ora mantenere un silenzio prudente, cercando di deviare l'attenzione su temi concreti come stipendi e fisco.
Tuttavia, dalle stanze del Nazareno sono emersi numerosi mugugni: alcuni esponenti democratici hanno accusato Conte di "scimmiottare" gli Stati Uniti per posizionarsi in vista delle primarie del centrosinistra. La deputata Lia Quartapelle ha ironizzato sul fatto che se Conte ha avuto un "ripensamento sul woke", sarebbe stato meglio se lo avesse avuto anche sul Superbonus, mentre il senatore Filippo Sensi ha definito la lettera un "solito assistenzialismo impacchettato" contro il Pd, lamentando l'assenza di una parola, Ucraina, nei passaggi del manifesto contiano.
Le forze più a sinistra, come Alleanza Verdi e Sinistra, rivendicano invece con forza la sovrapponibilità tra diritti civili e sociali, sostenendo che tutelare le minoranze non mini la difesa dei lavoratori, ma la completi.
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