La mossa di Conte sul woke e la falsa abiura di Ocasio-Cortez
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Redazione Interno
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La battuta di Alexandria Ocasio-Cortez, quella in cui durante un'intervista alla Abc definiva il «woke 1» una «follia», citando peraltro il commento di un giovane consigliere comunale socialista-democratico di New York, ha fatto il giro del mondo e naturalmente anche dell'Italia. Ma come spesso accade, specialmente quando si incrociano i confini geografici e linguistici, il dettaglio è stato rapidamente divorato dalla semplificazione.
La deputata democratica, una delle figure più iconiche dell'ala sinistra del partito, non ha compiuto una abiura totale del movimento che l'ha resa celebre, né ha rinnegato le battaglie per la consapevolezza sulle discriminazioni razziali e di genere. Piuttosto, la sua riflessione si inserisce in un dibattito più complesso, che riguarda l'evoluzione di un lessico politico e la necessità di non trasformare un'originaria e necessaria sollecitazione morale in un programma politico rigido e fine a se stesso.
La lettera di Conte a Repubblica
Ed è esattamente su questo crinale che si è inserito Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle, con una mossa che alcuni osservatori hanno definito studiata e autonoma, ha scelto di non restare a guardare, pubblicando una lettera sul quotidiano Repubblica per fare sue, in chiave italiana, le preoccupazioni emerse oltreoceano. Conte prende le distanze dalla cultura woke con parole che non lasciano spazio a equivoci: «La cultura woke può costituire l'ossatura ideologica di una forza progressista? Ne dubito».
L'ex presidente del Consiglio non si limita a una semplice critica, ma definisce questa deriva culturale «una sorta di religione morale autoreferenziale», un grave errore di strategia politica per chiunque voglia costruire un'efficace azione di governo. Secondo Conte, il movimento woke, se da un lato ha avuto il merito di allargare il concetto di giustizia e di adottare un linguaggio più rispettoso, dall'altro ha prodotto «effetti perversi» come il conformismo ideologico e, in alcuni casi, la repressione della libertà di opinione.
Il vero nemico: le disuguaglianze
Il nocciolo dell'intervento di Conte, però, non è solo la critica a un fenomeno culturale, ma la proposta di un cambio di rotta radicale per la sinistra. Il leader pentastellato sostiene che il fronte progressista abbia bisogno di intervenire «sulle radici materiali delle diseguaglianze», individuando come prioritario l'obiettivo di ridurre gli squilibri economici e le iniquità sociali.
In un passaggio della lettera, Conte elenca quelli che a suo avviso sono i veri temi sul tavolo: politiche salariali, piani industriali, equità fiscale, diritto all'abitazione, accesso ai servizi pubblici e un serio ripensamento delle spese militari per investire sul capitale umano.
«La sinistra sembra concentrata sulla cultura woke, in difficoltà nel mettere a fuoco i veri problemi del Paese», si legge nelle dichiarazioni che accompagnano la sua riflessione, un'affermazione che suona come una critica implicita a quelle forze politiche che, pur condividendo un'area elettorale, continuano a privilegiare i diritti identitari e gli spazi simbolici rispetto alle lotte materiali.
«Non è con il woke che la sinistra può fare giustizia», taglia corto Conte, che vede in questa priorità un'alternativa concreta alla narrazione della destra, accusata di aver fallito nel governo del Paese offrendo solo «pulsioni autoritarie» senza garantire ordine e sicurezza.
Le reazioni nel Pd
L'intervento a gamba tesa del leader del M5S non è rimasto senza risposta nel campo del centrosinistra. Alessandro Alfieri, esponente del Partito Democratico, è intervenuto per riconoscere alcuni dei nodi sollevati da Conte, pur con le dovute distinzioni. «Ho seguito l'ultima campagna elettorale negli Stati Uniti», ha dichiarato Alfieri, ammettendo che in America il tema della cultura woke è stato centrale e ha portato un segmento di elettori democratici a votare addirittura per Trump, indicando come si sia arrivati a un'esasperazione.
Il senatore dem, pur concordando sugli eccessi che possono rivelarsi dannosi, ha però tenuto a precisare che i diritti civili restano un tema fondamentale per l'identità della sinistra, un modo per prendere le distanze da una condanna in blocco che potrebbe trasformare il dibattito in una resa dei conti interna più che in una riflessione strategica condivisa.
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