Il sindaco Sala difende Bastoni e attacca Chiellini e Del Piero: “Oggi fanno i censori, ma in carriera simulavano in modo incredibile”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non si placano, a distanza di giorni dal fischio finale di Inter-Juventus, le polemiche legate all’episodio che ha visto protagonista Alessandro Bastoni, autore di una simulazione che ha portato all’espulsione – per somma di ammonizioni – del difensore bianconero Kalulu. La discussione, ormai, ha travalicato i confini del dibattito prettamente sportivo per approdare sul terreno della politica e della cronaca, coinvolgendo figure istituzionali e del giornalismo. Il concetto di “gogna mediatica”, evocato dal presidente dell’Inter Beppe Marotta per descrivere l’esposizione del suo giocatore, è al centro di uno scontro che vede contrapposte letture divergenti del medesimo episodio, con il sindaco di Milano Giuseppe Sala che, pur riconoscendo l’errore del difensore nerazzurro, ha voluto puntare il dito contro coloro che, a suo dire, oggi indossano i panni dei moralizzatori dimenticando il proprio passato.

La replica del primo cittadino e l’affondo sui commentatori

Il sindaco Sala, dichiaratamente di fede interista, è intervenuto sulla questione con una posizione che, se da un lato ammette la responsabilità del giocatore, dall’altro contesta duramente la schiera di opinionisti che si sono scatenati contro di lui. “Bastoni ha sbagliato”, ha dichiarato il primo cittadino, ma ciò che lo infastidisce è la supponenza di certi commentatori, ex calciatori che nella loro carriera hanno messo in scena finte ben peggiori: un riferimento, esplicito e diretto, va ad Alessandro Del Piero e a Giorgio Chiellini, oggi dirigente della Juventus. “Vedo persone che oggi fanno i censori”, ha aggiunto Sala, sottolineando come i filmati delle loro carriere raccontino una storia ben diversa, fatta di cadute teatrali e proteste plateali. Il sindaco ha invitato alla calma, paventando il rischio che simili campagne di stampa possano scatenare una rabbia social dagli effetti difficilmente controllabili, sebbene il ragazzo – ha tenuto a precisare – sia abbastanza intelligente per aver già compreso la portata del suo gesto.

Marotta e la memoria selettiva: la replica di De Maggio

Sul fronte opposto, la difesa d’ufficio operata da Beppe Marotta ha riacceso vecchie rivalità e svelato quelle che, per molti, sono contraddizioni. Il presidente dell’Inter, nel tentativo di ridimensionare la portata dell’accaduto, ha parlato di “gogna mediatica” e ha riesumato episodi del passato, citando una simulazione di Cuadrado nel 2021. Un tentativo di relativizzare l’accaduto che ha scatenato la reazione stizzita di Valter De Maggio, giornalista di Radio Kiss Kiss Napoli. De Maggio, con il suo consueto stile diretto, ha invitato Marotta a esercitare la memoria su un episodio ben preciso: il fallo di Pjanic nel 2018, quando l’attuale numero uno dell’Inter sedeva sulla poltrona di direttore generale della Juventus. In quell’occasione, ha ricordato De Maggio, gli audio del VAR sparirono misteriosamente e l’episodio contribuì in maniera determinante alla vittoria dello scudetto da parte dei bianconeri. “A volte la memoria dell’uomo”, ha sentenziato De Maggio, “ricorda solo quello che gli fa piacere, rimuovendo le cose sgradevoli”.

L’intervento di Giletti e le responsabilità dell’ambiente

Nel coro di voci critiche nei confronti del difensore dell’Inter, spicca per intensità quella del giornalista Massimo Giletti, intervenuto ai microfoni di TMW Radio. Giletti ha definito l’accaduto come “un fatto gravissimo”, sostenendo che Bastoni, se fosse stato una persona seria, avrebbe dovuto quantomeno chiedere scusa a fine partita, ben sapendo che le telecamere avrebbero mostrato la verità. Ma la sua critica non si è limitata al solo giocatore, estendendosi all’ambiente tecnico e, in particolare, a Cristian Chivu. L’allenatore dell’Inter, nel difendere il suo ragazzo, ha parlato di un tocco lieve di Kalulu, quasi a giustificare la reazione del suo difensore. “Da che parte stai?”, si è chiesto Giletti, accusando il tecnico di predicare bene e razzolare male, e fornendo così un’immagine desolante del calcio di oggi, dove la logica di parte prevale sulla correttezza e sulla lealtà sportiva.

Il confronto con il passato e le radici della polemica

La vicenda, al di là della sanzione disciplinare e del risultato sportivo, apre uno squarcio su un tema ben più ampio, che riguarda la selettività della memoria e la tendenza a riscrivere la storia in base alla convenienza del momento. Se da un lato è innegabile che Bastoni abbia commesso un’ingenuità – o peggio, un atto di furbizia – la reazione del mondo del calcio e della politica appare sproporzionata e, per certi versi, ipocrita. Le parole del sindaco Sala, nel ricordare le prodezze attoriali di Chiellini e Del Piero, hanno il merito di riportare la discussione su un piano di realismo, ricordando a tutti che la simulazione è un male antico del calcio italiano, spesso tollerato e talvolta addirittura premiato. Il tentativo di Marotta di gettare acqua sul fuoco, ricordando le ingiustizie subite, si scontra con le scomode verità sollevate da De Maggio, che riportano alla luce un passato in cui le vittime di oggi erano i carnefici di ieri. Una ridda di accuse e controaccuse che, lungi dal fare chiarezza, rischia di inasprire ulteriormente un clima già pesantemente polarizzato.

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