Il sindaco Sala difende Bastoni e attacca Chiellini e Del Piero: “Ora fanno i censori, ma loro simulavano in modo incredibile”
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Redazione Sport
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La bufera scatenata dall’episodio che ha visto protagonista Alessandro Bastoni nel corso di Inter-Juventus, con il difensore nerazzurro che ha ottenuto l’espulsione di Pierre Kalulu per somma di ammonizioni a seguito di un contatto più che dubbio, non accenna a placarsi, anzi, dilaga ben oltre i confini del rettangolo verde e le consuete polemiche tra tifoserie. Se da un lato l’ex calciatore Lele Adani, intervenuto a Viva El Futbol, ha cercato di inquadrare la vicenda in una prospettiva più ampia, ricordando come la simulazione sia un «inganno calcistico ingiusto che ogni calciatore ha fatto almeno una volta nella vita» e citando addirittura la «mano de Dios» di Maradona come esempio storico di beffa riuscita, dall’altro il fronte di chi chiede chiarezza e una presa di posizione si fa sempre più nutrito. Adani, nel suo intervento, ha puntato il dito non tanto sulla simulazione in sé, quanto su un comportamento complessivo che ha definito ben più grave: le quattro «cose non giuste» commesse da Bastoni, ovvero l’accentuazione del contatto, la conseguente richiesta di ammonizione all’arbitro La Penna e infine quell’esultanza per il doppio cartellino mostrato all’avversario, un gesto che stride con la sportività e che ha aperto un dibattito etico nel calcio italiano -1.
A infiammare ulteriormente il clima ci hanno pensato le dichiarazioni di Massimo Giletti, il quale, intervenendo ai microfoni di TMW Radio, ha usato parole durissime nei confronti del giocatore dell’Inter e della Nazionale. Giletti ha parlato di «fatto gravissimo», sottolineando come Bastoni, al termine della partita, avrebbe dovuto avere la «serietà» di scusarsi con Kalulu, consapevole come era che le immagini avrebbero presto svelato l’assenza del fallo. Il giornalista ha poi allargato il discorso, criticando l’atteggiamento di Cristian Chivu, tecnico dell’Inter, reo a suo dire di aver difeso l’indifendibile dando credito a un contatto inesistente; un comportamento, questo, che Giletti ha bollato come l’emblema di un certo modo di fare calcio, dove «è facile predicare bene e razzolare male» -2 -8. Le critiche, insomma, non si limitano al gesto tecnico ma investono l’intera sfera comportamentale e deontologica di chi quel gesto lo ha compiuto e di chi, dall’alto della panchina, lo ha giustificato.
Nel mezzo di questo acceso contraddittorio è calata, come un macigno, la riflessione del sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Il primo cittadino, pur dichiarando apertamente il suo tifo per l’Inter e ammettendo senza giri di parole che «Bastoni ha sbagliato», ha voluto spostare il tiro su quella che definisce una palese ipocrisia di fondo -3. Sala ha puntato il dito contro certi commentatori, ex giocatori, che oggi siedono in cattedra e si ergono a censori del comportamento altrui, dimenticando però, o facendo finta di dimenticare, il loro passato in campo. Il riferimento, esplicito e diretto, è andato a Giorgio Chiellini e ad Alessandro Del Piero, due bandiere della Juventus, rei, secondo il sindaco, di aver costruito la loro carriera su «simulazioni incredibili», delle quali, ha aggiunto, «ci sono filmati in giro» che lo dimostrerebbero ampiamente -6. Un attacco frontale, il suo, che mira a smontare la credibilità morale di chi oggi chiede pene esemplari per Bastoni, richiamando alla memoria collettiva un passato fatto, a suo dire, di medesimi espedienti.




