Costantino Vitagliano, la fame di riscatto e il prezzo della popolarità: “Costanzo e De Filippi videro la voglia nei miei occhi. Con Lele Mora era rabbia, non mi tutelò”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ospite del salotto di Nunzia De Girolamo a Ciao Maschio, programma in onda su Rai 1 nella giornata di sabato 14 febbraio, Costantino Vitagliano ha ripercorso a ritroso il cammino che lo ha portato dalle periferie esistenziali ai riflettori della televisione generalista, senza tralasciare il conto, salatissimo, che quella stessa notorietà gli ha presentato -3-7. L’ex tronista per eccellenza, simbolo di un’epoca in cui il piccolo schermo costruiva e distruggeva miti in tempi rapidissimi, ha parlato con una franchezza che non ammette giri di parole, partendo da un’infanzia segnata dal desiderio ostinato di rivalsa: “Non sono nato in una famiglia facoltosa”, ha spiegato, “me la sono dovuta guadagnare e questo mi ha reso forte. Volevo arrivare a tutti i costi, volevo le cose che vedevo negli altri ma che non potevo permettermi” -3-9.
Fu proprio quella fame, quella “voglia di fare” che gli brillava negli occhi, a essere notata da due figure cardine della televisione italiana: Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Il loro incontro con Vitagliano rappresentò l’innesco di una deflagrazione mediatica senza precedenti. “A loro devo tanto, io sono esploso proprio nelle loro mani”, ha raccontato l’ex volto di Uomini e Donne, sottolineando come i due conduttori, fiutato il potenziale, non esitarono a spingere sull’acceleratore. “Quando hanno capito che con me si facevano determinati ascolti, hanno spinto sulla macchina. Penso che abbiano visto la fame nei miei occhi” -3-9. Una consapevolezza, quella della propria immagine pubblica, che lui stesso coltivava senza falsa modestia: alla domanda se credesse davvero di essere “il più bello di tutti”, la risposta è stata secca e immediata: “Eh, certo che ci credevo” -3.
L’assedio dei riflettori e la fuga da sé stesso
Eppure, il successo, quello vero, travolgente e onnipresente, si trasformò ben presto in una gabbia dorata. Vitagliano ha rievocato con precisione il momento in cui la popolarità iniziò a mostrare il suo volto più cupo, quello dell’oppressione psicologica. “Sono arrivato ad avere attacchi di panico, d’ansia”, ha confessato, descrivendo un disagio profondo legato alla perdita dell’anonimato. “Non volevo più che nessuno mi chiamasse per nome. Odiavo vedermi appeso dappertutto” -3-7. Un malessere tale da indurlo a prendere una decisione drastica: lasciare l’Italia. La scelta cadde sulla Spagna, tra Madrid, Ibiza e Formentera, luoghi in cui cercare di soffocare quel rumore di fondo. “Avevo locali, una spiaggia. Ho investito tanto: alcune cose sono andate bene, altre no. Ma sono scappato da quella cosa che mi opprimeva”, ha aggiunto, tracciando un parallelo con l’epoca precedente all’avvento dei social network, quando l’assedio dei paparazzi era costante e ineludibile. “Su dieci copertine, nove erano mie” -3-9.
Il rapporto incrinato con Lele Mora: la fiducia e il crollo
Un capitolo a sé stante dell’intervista, inevitabilmente, ha riguardato la figura di Lele Mora, l’agente che per anni gestì la sua carriera e quella di molti altri volti noti del panorama nostrano. Il sentimento prevalente che emerge dalle parole di Vitagliano non è tanto il senso di tradimento, quanto piuttosto una rabbia profonda, alimentata dalla convinzione di non essere stato adeguatamente protetto. “Più che tradito, con Lele ero arrabbiato”, ha chiarito l’ex tronista. “Non aveva curato gli interessi di chi gli portava tanti soldi. Lui l’ha detto più volte: io ero quello che lo faceva guadagnare più di tutti” -3-5. Una collaborazione, la loro, basata su un accordo economico pesantissimo ma accettato di buon grado: “Avevo deciso io di mia spontanea volontà di dargli il 50%” -1-3.
Il giudizio di Vitagliano sull’ex mentore, pur nel riconoscimento del ruolo avuto nella sua ascesa, si fa impietoso nel momento in cui si analizza la gestione successiva. “Ho frequentato quella casa per anni, ma a un certo punto anche lui si è fidato troppo. Pensava di essere intoccabile” -3-7. Una convinzione di impunità che, unita a una gestione quantomeno approssimativa delle finanze, portò al conseguente tracollo, lasciando l’ex pupillo a fare i conti non solo con i propri demoni interiori, ma anche con le grane lasciate da quel crac: “Quando ci fu il crac di Lele Mora tutto sembrò precipitare. Mi trovai ad avere anche un debito di diecimila euro al mese con il fisco” -8-10.




