Costantino Vitagliano, la fame di riscatto e il prezzo della popolarità: “Odiavo la mia faccia, scappai da me stesso”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è stato un momento, nella parabola esistenziale e mediatica di Costantino Vitagliano, in cui il successo tanto agognato si è trasformato nel suo opposto, divenendo una gabbia dorata dalla quale era necessario fuggire. Ospite di Nunzia De Girolamo a Ciao Maschio, nella puntata andata in onda sabato 14 febbraio su Rai 1, l’ex tronista per eccellenza ha ripercorso le tappe di un’ascesa vertiginosa e di un conseguente crollo psicologico, offrendo un racconto privo di filtri su quegli anni che lo videro protagonista assoluto delle copertine dei rotocalchi. La sua infanzia, ha spiegato, è stata il motore di tutto: la fame di riscatto di un ragazzo cresciuto in una famiglia senza agi, la voglia matta di possedere quelle cose che vedeva intorno a sé e che non poteva permettersi, quella determinazione ferrea che gli faceva dire, senza alcuna esitazione, di credere davvero di essere “il più bello di tutti” -1-9.

Fu quella stessa “fame”, quella scintilla evidente, a essere notata da Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, i due mentori che ne intuirono il potenziale. Vitagliano ne parla con riconoscenza, sottolineando come la loro macchina del successo abbia spinto sull’acceleratore nel momento in cui i numeri certificarono il traino che lui era in grado di esercitare sugli ascolti -2. Eppure, quella visibilità senza precedenti, quel meccanismo che lo portò ad avere nove copertine su dieci dedicate alla sua immagine, innescò un cortocircuito interiore. “Sono arrivato ad avere attacchi di panico e di ansia”, ha confessato, raccontando di aver cominciato a odiare il suono del proprio nome e la propria faccia stampata e appesa dappertutto, una sovraesposizione che ai tempi dei social network, per certi versi, sarebbe stata persino più gestibile di allora, quando i paparazzi erano un esercito costantemente all’erta -7-9.

Fu questa oppressione, questa sensazione di essere risucchiato da un vortice, a spingerlo lontano dall’Italia. La scelta di trasferirsi a Madrid e di vivere tra Ibiza e Formentera rappresentò un tentativo di ricominziare, di investire in locali e in una spiaggia, lontano dai riflettori che ormai detestava -4. Ma nel suo racconto a Ciao Maschio, un capitolo a sé stante lo merita il rapporto, complesso e sfaccettato, con Lele Mora. L’ex agente, che lo seguiva in quel periodo, è stato oggetto di un’analisi lucida e disincantata: più che un sentimento di tradimento, Vitagliano dice di aver provato rabbia, la rabbia di chi non si è sentito tutelato negli interessi nonostante fosse lui, come più volte lo stesso Mora avrebbe ammesso, a farlo guadagnare più di tutti -5. Una scelta, quella di affidargli il cinquanta per cento dei guadagni, che l’ex tronista rivendica come propria e spontanea, frutto di una frequentazione assidua di quella casa e di quel mondo. Un mondo in cui, a un certo punto, lo stesso agente finì per fidarsi ciecamente di sé stesso, sentendosi ormai intoccabile, fino al crollo successivo -1-7.

L’infanzia complicata e il bisogno di affermazione

Il racconto di Costantino Vitagliano parte da lontano, dalle fondamenta di un carattere forgiato dalla necessità. La sua non era la semplice ambizione di apparire, quanto piuttosto la spinta primordiale di chi vuole colmare un vuoto, di chi desidera stare bene e garantirsi ciò che l’infanzia gli aveva negato. “Non sono nato in una famiglia facoltosa, me la sono dovuta guadagnare e questo mi ha reso forte”, ha spiegato, aggiungendo che la sua non era bramosia fine a sé stessa ma un bisogno concreto di riscatto sociale. Fu questa fame autentica, questa determinazione a non mollare mai, a catturare l’attenzione di Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, i quali, come lui stesso riconosce, giocarono un ruolo fondamentale nella sua esplosione televisiva.

Il lato oscuro del successo e la fuga in Spagna

Tuttavia, il prezzo da pagare per quell’esplosione si rivelò altissimo. L’uomo che aveva desiderato così tanto la ribalta si ritrovò imprigionato dalla propria immagine, al punto da sviluppare attacchi di panico e un rifiuto viscerale per la propria celebrità. “Odiavo che qualcuno mi chiamasse per nome, odiavo vedermi appeso dappertutto”, ha confidato, descrivendo la sensazione di essere braccato dai flash e dall’attenzione costante, una pressione che ventiquattr’ore su ventiquattro non lasciava scampo. Fu questa la ragione principale che lo indusse a trasferirsi in Spagna, a Madrid, e a cercare rifugio nelle isole, investendo in locali e in una spiaggia per riconquistare una parvenza di normalità lontano dall’oppressione mediatica che lo soffocava.

Il rapporto controverso con Lele Mora

Nel ripercorrere quegli anni, il nodo del rapporto con Lele Mora emerge con tutta la sua complessità. Costantino Vitagliano non usa mezzi termini, distinguendo tra la gratitudine per il passato e la rabbia per come vennero gestiti gli affari. La sua decisione di corrispondergli volontariamente la metà dei suoi ingaggi era basata sulla fiducia e sulla consapevolezza di essere lui la principale fonte di reddito per l’agenzia. Poi venne il momento in cui, forse accecato dal potere, Mora smise di curare adeguatamente chi lo faceva guadagnare, convincendosi di essere al di sopra di ogni cosa. “Più che tradito, con Lele ero arrabbiato”, ha sintetizzato Vitagliano, fotografando un sentimento di delusione per un rapporto professionale e personale che si era logorato nel momento in cui l’agente pensò di essere divenuto intoccabile.

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