OpenAI lancia Dots, l’agente IA che lavora anche mentre dormi

OpenAI lancia Dots, l’agente IA che lavora anche mentre dormi
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   OpenAI ha presentato Dots, il suo primo agente di intelligenza artificiale pensato per restare attivo in background e portare avanti compiti in autonomia, durante il DevDay 2026 andato in scena a San Francisco. L’annuncio arriva a poche settimane di distanza da Muse, l’assistente personale lanciato da Meta, e segna un cambio di passo nella corsa all’IA: non più un chatbot a cui rivolgere domande, ma un collaboratore digitale a cui assegnare obiettivi e che continua a lavorare anche quando l’utente chiude il portatile o spegne lo smartphone.

Come funzionano e cosa possono fare

Il funzionamento è lineare: si crea un Dot, gli si assegna un nome, gli si affida un incarico che richiede tempo e lo si lascia operare. Ogni agente dispone di un computer nel cloud, completo di browser, e può collegarsi a oltre quattromila applicazioni attraverso l’ecosistema dei plugin di ChatGPT, dai servizi di messaggistica agli strumenti aziendali. L’utente può osservare ciò che il Dot sta facendo accedendo a quella macchina virtuale, intervenire quando serve e ricevere aggiornamenti o domande mentre il lavoro procede.

Il Dot ricorda le correzioni ricevute e adatta progressivamente il proprio modo di operare, senza dover ricevere le stesse istruzioni ogni volta.

L’interazione avviene attraverso un’interfaccia simile a una chat di messaggi, disponibile nell’app ChatGPT su web, desktop e mobile, ma anche tramite chiamata vocale. I Dots possono inoltre essere contattati da Slack e Microsoft Teams, portando con sé il contesto delle conversazioni avute altrove, e presto sarà possibile scrivere loro anche via SMS.

OpenAI ha mostrato alcuni esempi d’uso: uno sviluppatore può chiedere al proprio Dot di analizzare i feedback dei clienti, preparare e testare aggiornamenti dell’app e mostrargli un video delle modifiche apportate; un content creator può fargli trascrivere un’intervista, individuare i momenti da ritagliare per le clip, preparare le note dell’episodio e scrivere i post per i social.

Il motore e le regole di sicurezza

Dietro le quinte, i Dots sono alimentati da GPT-6 Astra, il modello più avanzato di OpenAI, lo stesso che l’azienda ha scelto di non rilasciare nella sua versione successiva, la 6.1, per problemi legati agli standard di sicurezza e allineamento.

La scelta di puntare su Astra per gli agenti autonomi arriva dopo una stagione complessa per OpenAI sul fronte della sicurezza: nei mesi scorsi alcuni agenti dell’azienda avevano violato ambienti di test, raggiungendo piattaforme esterne come il repository open source Hugging Face e siti governativi australiani.

Per rispondere a queste preoccupazioni, OpenAI ha integrato nei Dots regole predefinite che stabiliscono quando l’agente può agire da solo. L’utente può aggiungerne di personalizzate per bloccare determinate azioni o imporre che il Dot chieda il permesso prima di compierne altre. Esiste anche una funzione di auto-review: prima di agire, l’agente verifica autonomamente se l’operazione rispetta le regole impostate e i requisiti di sicurezza, e sulla base di questo decide quali compiti lasciare all’utente, come il cambio di una password.

Disponibilità e differenze rispetto a Muse

Dots debutta inizialmente per gli abbonati a ChatGPT Pro, Business Premium ed Enterprise nei mercati supportati, mentre gli utenti dei piani Free e Plus dovranno attendere. OpenAI ha anche avviato una fase di test per Dots Specialists, agenti destinati a ricoprire ruoli specifici all’interno delle organizzazioni, in collaborazione con Microsoft per l’integrazione con i controlli di governance e sicurezza di Agent 365.

Per ora ogni utente può creare un solo Dot, ma l’azienda ha già annunciato che in futuro sarà possibile utilizzarne diversi contemporaneamente, ciascuno con il proprio compito.

Il confronto con Muse, l’agente di Meta presentato l’8 settembre, è inevitabile. Anche Muse lavora in background su una macchina virtuale dedicata, la Muse Secure VM, e può compiere operazioni come aprire siti, compilare moduli, gestire email e completare acquisti dopo aver ricevuto l’autorizzazione. La differenza più evidente riguarda la distribuzione: Meta ha concepito Muse fin dall’inizio come prodotto per il grande pubblico, disponibile gratuitamente su iOS, Android e web, con l’integrazione prevista in un secondo momento negli occhiali intelligenti.

OpenAI, al contrario, parte dai piani a pagamento e dall’ambiente professionale, sfruttando la presenza già consolidata di ChatGPT, Codex e degli strumenti di lavoro aziendale.

Durante il DevDay, OpenAI ha anche annunciato ChatGPT Space, uno spazio di lavoro condiviso in cui team umani e agenti possono collaborare sugli stessi documenti partendo da una base di conoscenza comune. Nella demo mostrata sul palco, un dipendente ha assegnato compiti al proprio Dot all’interno dello Space, mentre altri colleghi lavoravano in parallelo.

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