L’approccio sperimentale del digiuno intermittente per il morbo di Crohn e le nuove frontiere terapeutiche
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Redazione Salute
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Negli ultimi mesi, la comunità scientifica ha rivolto un’attenzione crescente verso strategie complementari nella gestione del morbo di Crohn, e tra queste, il digiuno intermittente sta emergendo come una possibilità concreta per migliorare la qualità di vita dei pazienti, in particolare per coloro che convivono da anni con i sintomi debilitanti di questa patologia infiammatoria cronica. Un recente studio randomizzato controllato, i cui risultati sono stati pubblicati su Gastroenterology e condotto da un team della University of Calgary guidato da Maitreyi Raman, ha coinvolto un campione di 35 pazienti con morbo di Crohn, tutti in sovrappeso o con obesità, ai quali è stato chiesto di limitare l’assunzione di cibo a una finestra temporale di otto ore per almeno sei giorni alla settimana, senza particolari restrizioni sulla qualità o la quantità di cibo rispetto al gruppo di controllo -6. Al termine delle dodici settimane di osservazione, i partecipanti che avevano aderito al regime di digiuno intermittente, noto anche come time-restricted eating, hanno mostrato una perdita di peso media di circa 2,5 chilogrammi e una significativa riduzione del grasso viscerale, che è strettamente correlato ai processi infiammatori sistemici -1. Parallelamente, è stata documentata una diminuzione del 50% del disagio addominale e un netto miglioramento della frequenza delle scariche, elementi che lasciano supporre un rimodellamento metabolico e immunologico favorevole indotto dalla pausa alimentare prolungata.
I meccanismi biologici alla base della risposta infiammatoria
Il razionale scientifico che spiega perché il digiuno intermittente possa rivelarsi efficace contro il morbo di Crohn affonda le radici in complessi meccanismi cellulari, tra i quali l’autofagia rappresenta senza dubbio il protagonista principale. Quando l’organismo rimane per sedici ore senza introito calorico, come avviene nel protocollo 16:8, le cellule intestinali danneggiate vengono degradate e riciclate, riducendo così il carico infiammatorio complessivo e favorendo la rigenerazione della mucosa -4. A ciò si aggiunge un effetto altrettanto rilevante sul microbiota intestinale: periodi prolungati di digiuno notturno e mattutino sembrano infatti favorire l’arricchimento di ceppi batterici protettivi come Akkermansia muciniphila e alcuni lattobacilli, mentre diminuiscono le specie pro-infiammatorie responsabili della disbiosi tipica dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali -1. Non va dimenticato, inoltre, che il digiuno intermittente agisce sulla permeabilità intestinale, il cosiddetto leaky gut, stimolando la produzione di muco protettivo e rafforzando le giunzioni strette tra le cellule epiteliali attraverso l’aumento di proteine come occludina e zonulina-1, un effetto questo che potrebbe tradursi in una minore traslocazione di tossine e antigeni batterici verso la lamina propria, dove innescherebbero altrimenti una risposta immunitaria aberrante -4.
Lo sviluppo di nuove terapie farmacologiche e l’ampliamento delle opzioni terapeutiche
Mentre la ricerca nutrizionale procede con risultati incoraggianti, il panorama farmacologico per il trattamento del morbo di Crohn sta vivendo una fase di straordinaria effervescenza, con l’introduzione di molecole sempre più mirate e la ridefinizione dei criteri di impiego per alcuni farmaci già noti. L’FDA ha recentemente ampliato l’indicazione di upadacitinib, un inibitore selettivo delle Janus chinasi (JAK) commercializzato con il nome di Rinvoq, consentendone ora l’utilizzo anche in quei pazienti per i quali la terapia con anti-TNF non sia considerata clinicamente appropriata, purché abbiano già ricevuto almeno una terapia sistemica convenzionale come corticosteroidi o immunomodulatori -7. Questa modifica dell’etichetta, annunciata da AbbVie nell’ottobre del 2025, rappresenta un passo significativo verso una personalizzazione sempre più spinta delle cure, offrendo ai clinici la possibilità di intervenire più precocemente con un meccanismo d’azione diverso in casi selezionati, pur nella consapevolezza dei rischi associati a questa classe di farmaci, che includono infezioni gravi ed eventi cardiovascolari maggiori in popolazioni a rischio -7. Contemporaneamente, la collaborazione tra Sanofi e Teva sta producendo dati di fase 2b particolarmente promettenti per duvakitug, un anti sperimentale anti-TL1A che ha dimostrato di mantenere un’efficacia clinicamente significativa e duratura per quasi un anno nei pazienti con colite ulcerosa o morbo di Crohn, come ha dichiarato Houman Ashrafian, responsabile della ricerca e sviluppo di Sanofi, sottolineando l’impegno nel portare avanti gli studi di fase 3 per rispondere al bisogno di nuove opzioni terapeutiche -5.
L’innovazione nei trattamenti per le complicanze fibrotiche e l’assistenza sul territorio
Un capitolo a parte merita la ricerca sulle forme complicanti del morbo di Crohn, in particolare quelle fibrostenotiche per le quali attualmente non esistono terapie mediche approvate. La società californiana Palisade Bio ha annunciato di aver somministrato le prime dosi del farmaco sperimentale PALI-2108 a pazienti arruolati in uno studio di fase 1b: si tratta di un profarmaco inibitore della PDE4, progettato per essere attivato selettivamente a livello dell’ileo terminale e del colon, dove dovrebbe esercitare un’azione anti-infiammatoria e anti-fibrotica con minimo assorbimento sistemico, aggirando così i problemi di tollerabilità che hanno storicamente limitato l’uso di questa classe di farmaci -3. I dati di questo studio, attesi per i prossimi mesi, forniranno informazioni preziose sulla modulazione delle vie infiammatorie e fibrotiche nei tessuti intestinali. In questo contesto di rapida evoluzione scientifica, rimane fondamentale garantire un accesso equo alle cure e un supporto concreto ai pazienti più vulnerabili, un obiettivo che l’Ambulatorio Solidale di Martina Franca, Ente del terzo settore, persegue con determinazione: domenica 22 febbraio, alla presenza dell’assessore alla Sanità della Regione Puglia Donato Pentassuglia e del sindaco Gianfranco Palmisano, verrà inaugurata la nuova sede del poliambulatorio in via Cesare Pavese, un ampliamento che permetterà di offrire assistenza sanitaria gratuita a un numero sempre maggiore di persone in difficoltà economica -2. Parallelamente, iniziative di solidarietà come la raccolta promossa dalla Lega Lamezia a sostegno delle popolazioni alluvionate della Sibaritide, in programma il 20 e 21 febbraio presso la sede di Corso Numistrano, testimoniano come la rete di supporto alle comunità locali rimanga un pilastro irrinunciabile, specialmente in territori segnati da fragilità strutturali e ambientali.




