Il digiuno intermittente, tra la testimonianza di Catena Fiorello e i moniti della scienza
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Redazione Salute
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Il digiuno intermittente, e in particolare il popolare schema che prevede una finestra di otto ore dedicata all’alimentazione e sedici di digiuno, finisce sotto la lente d'ingrandimento. Se da un lato trova estimatori illustri, come la scrittrice Catena Fiorello che ne ha raccontato l'approccio in televisione, dall'altro la comunità scientifica invita alla prudenza, segnalando possibili rischi per la salute cardiovascolare. La diffusione di queste diete, spesso intraprese per un dimagrimento rapido senza un adeguato supporto medico, rende necessario un approfondimento sui reali effetti a lungo termine.
Ospite della trasmissione "La volta buona", condotta da Caterina Balivo, Catena Fiorello ha spiegato le ragioni della sua scelta alimentare, riconducendola all'esempio del fratello, il noto showman Rosario Fiorello. La scrittrice ha dichiarato di aver osservato i risultati notevoli ottenuti dal fratello con il metodo 8/16, una pratica che lui stesso segue, non mancando di sottoporsi a controlli cardiologici periodici, soprattutto dopo il superamento della soglia dei sessant'anni. Una testimonianza, la sua, che porta alla ribalta un regime alimentare diventato una vera e propria moda, seguito da personaggi del mondo dello spettacolo, della politica e dello sport, ma che cela complessità e potenziali controindicazioni non sempre note al grande pubblico.
I rischi per il cuore emersi da uno studio americano
A gettare un'ombra preoccupante su questa pratica sono i dati presentati durante le sessioni scientifiche 2024 dell'American Heart Association. Una ricerca preliminare, condotta su un campione di oltre ventimila adulti statunitensi, ha evidenziato una correlazione tra la restrizione temporale dell'alimentazione e un aumento della mortalità di origine cardiovascolare. L'analisi, che ha incrociato i dati alimentari raccolti tra il 2003 e il 2018 con i decessi fino al 2019, ha mostrato come i soggetti che concentravano i pasti in un arco inferiore alle otto ore giornaliere presentassero un rischio di morire per patologie cardiache più alto del 91% rispetto a chi seguiva una finestra temporale compresa tra le dodici e le sedici ore. Questo dato, spiegano i ricercatori, è emerso con particolare evidenza in individui già affetti da malattie cardiovascolari o tumorali, per i quali una finestra di alimentazione ridotta potrebbe rivelarsi una scelta infelice.
I meccanismi e i dubbi della comunità scientifica
Victor Wenze Zhong, professore di epidemiologia alla Shanghai Jiao Tong University e autore principale dello studio, ha comunque invitato alla cautela nell'interpretazione dei risultati, sottolineando la natura osservazionale della ricerca, che non può stabilire un rapporto di causa ed effetto. Tuttavia, ha anche osservato come i partecipanti che limitavano l'assunzione di cibo a meno di otto ore tendessero ad avere una massa muscolare magra inferiore, un fattore quest'ultimo già associato a un aumentato rischio cardiovascolare. Altri esperti, come il cardiologo Sean Heffron della NYU Langone Health, pur esprimendo scetticismo sui dati, giudicati non definitivi e bisognosi di ulteriori verifiche, riconoscono che concentrarsi sulla qualità di ciò che si mangia, privilegiando regimi come la dieta mediterranea, rimane un approccio più solido rispetto all'ossessione per i tempi di assunzione.
Le voci degli esperti in tv: non è per tutti
Nel dibattito televisivo sono intervenuti anche professionisti della nutrizione, i quali hanno ribadito un concetto fondamentale: il digiuno intermittente non può essere considerato una strategia universalmente valida. Yari Rossi, dottore in scienze della nutrizione umana, ha spiegato come la base di ogni percorso debba partire dalla definizione di cosa e quanto mangiare, per poi eventualmente stabilire la tempistica. Ha inoltre definito potenzialmente pericolosa per l'organismo la variante estrema che prevede un solo pasto al giorno. Il professor Giorgio Calabrese ha invece posto l'accento sulla necessità di un'educazione alimentare di base e di un parere clinico che, partendo da una diagnosi precisa, valuti caso per caso l'appropriatezza di questo tipo di dieta, mettendo in guardia da possibili squilibri nutrizionali come la deplezione di potassio o un eccesso di grassi e proteine. L'analisi dei ricercatori della Cochrane Collaboration, del resto, aveva già ridimensionato l'efficacia del digiuno intermittente, definendo la perdita di peso ottenuta minima e non superiore a quella delle diete convenzionali nell'arco di un anno.
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