Libano, Israele distrugge la rete sotterranea di Hezbollah ad Ali Taher

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’esercito israeliano ha completato la distruzione di un’infrastruttura sotterranea di Hezbollah sul crinale di Ali al-Taher, nel sud del Libano, utilizzando più di 1.100 tonnellate di esplosivo. L’operazione, confermata dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal ministro della Difesa Israel Katz, ha provocato una scossa sismica di magnitudo 4.1 rilevata dal Centro sismologico euro-mediterraneo e dall’agenzia geologica statunitense, con epicentro a circa 25 chilometri a sud di Sidone e 16 a nord-est di Tiro.

Un complesso militare costruito in due decenni

Secondo il portavoce militare Effie Defrin, la rete sotterranea si estendeva per oltre due chilometri e comprendeva otto tunnel per una lunghezza complessiva di circa 5.400 metri, realizzati nell’arco di vent’anni con finanziamenti e guida dell’Iran. All’interno sono stati trovati decine di razzi e missili di fabbricazione iraniana, droni, mitragliatrici, missili anticarro, centinaia di mine e ordigni esplosivi. Il complesso ospitava anche un centro di comando dell’unità Badr di Hezbollah, responsabile del settore a nord del fiume Litani.

L’onda d’urto e i danni sul territorio

L’esplosione, avvenuta nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 settembre, è stata avvertita in un raggio di 50 chilometri. Un residente di Nabatiyeh, a circa sei chilometri dal crinale, ha raccontato che la casa ha tremato «come se fosse letteralmente un terremoto» e che i bambini piangevano mentre le auto riempivano le strade in direzione di Beirut.

Le detonazioni hanno distrutto la vegetazione su un’area stimata di due chilometri, bloccato la strada tra Kfar Tibnit e Khardali e coperto di polvere i villaggi del distretto di Marjayoun, con detriti arrivati fino alle abitazioni.

Il contesto delle operazioni israeliane

L’operazione per il controllo del crinale è durata circa quattro mesi e ha incluso una complessa traversata del fiume Litani lungo un percorso nascosto, con l’obiettivo di sorprendere i combattenti di Hezbollah. Secondo l’esercito israeliano, circa cinquanta militanti si trovavano all’interno dei tunnel: la maggior parte sarebbe stata uccisa, mentre alcuni sarebbero riusciti a fuggire.

Le forze israeliane hanno anche riferito di aver intercettato i tentativi di rifornimento via drone, con pacchi contenenti equipaggiamento, cibo e sigarette, attendendo che i combattenti uscissero dai cunicoli per recuperarli. Dopo la distruzione della rete, i militari israeliani si sono ritirati alcuni chilometri a sud, verso l’area di Beaufort, mantenendo il controllo del crinale attraverso fuoco e osservazione a distanza.

La visita del presidente Aoun nel sud

Il presidente del Libano, Joseph Aoun, ha effettuato una visita a Nabatiyeh, accompagnato dal comandante dell’esercito Rodolphe Heikal e dai capi delle forze di sicurezza. Aoun ha ispezionato il Serail governativo e il edificio della municipalità, entrambi gravemente danneggiati nei mesi precedenti, e ha incontrato i vertici dell’ospedale governativo Nabih Berri.

Nel corso della visita, il capo dello Stato ha dichiarato che al momento non ci sono nuovi negoziati con Israele, ribadendo che il ritiro delle forze israeliane, il ritorno dei prigionieri e degli sfollati e la ricostruzione restano costanti nazionali. Aoun si è poi recato nel villaggio di Zawtar al-Gharbieh, una delle località incluse nell’accordo sulle cosiddette «zone pilota» mediato dagli Stati Uniti, che prevede un ritiro progressivo israeliano in cambio del disarmo di Hezbollah.

Il quadro dell’accordo sulle zone pilota

Il framework siglato il 26 giugno da Libano, Israele e Stati Uniti prevede che l’esercito libanese assuma il controllo esclusivo delle aree evacuate, certificando che siano state liberate da armi e infrastrutture di Hezbollah.

Il programma delle zone pilota, avviato in via sperimentale in alcuni villaggi a cavallo del fiume Litani, non fissa però alcun calendario per il ritiro israeliano, e gli ufficiali israeliani hanno più volte ribadito che le proprie forze resteranno in una «zona di sicurezza» profonda dieci chilometri lungo il confine finché Hezbollah manterrà il proprio arsenale. Hezbollah ha respinto l’intesa, sostenendo che qualsiasi accordo sul Libano debba essere collegato a negoziati più ampi tra Washington e Teheran.

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