L'eurozona accelera leggermente, trainata da Francia e Spagna
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Redazione Economia
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Nonostante un contesto internazionale ancora gravido di incertezze, l'economia dell'eurozona, la cui resistenza è stata più volte messa alla prova, ha mostrato nel terzo trimestre dell'anno una vitalità superiore a quanto pronosticato dagli analisti. Secondo la stima preliminare diffusa dall'ufficio statistico dell'Unione, infatti, il prodotto interno lordo dell'area che adotta la moneta unica è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, un dato che, seppur contenuto, segna un raddoppio rispetto allo 0,1% registrato tra aprile e giugno e supera di un decimo di punto le attese del mercato. Su base annua, poi, l'incremento si attesta all'1,3%, un valore che, se confrontato con il +1,5% del trimestre precedente, segna un fisiologico rallentamento ma che comunque si posiziona al di sopra delle previsioni, le quali si attestavano sull'1,2%.
Il motore franco-spagnolo e il contrappeso tedesco
A trainare questa performance, che ha permesso all'intera Unione Europea di segnare un +0,3%, sono state principalmente le economie di Francia e Spagna, le cui espansioni, più sostenute del previsto, hanno efficacemente compensato le difficoltà di altri attori di peso. La Germania, il cui settore industriale – di dimensioni eccessive – continua a confrontarsi con una domanda esterna fiacca e con costi energetici ancora elevati, rappresenta il principale elemento di freno, trovandosi in una condizione di stagnazione che si protrae ormai da diversi mesi. Allo stesso modo, l'Italia non ha contribuito in maniera significativa alla crescita complessiva, mantenendosi su un piano di sostanziale immobilismo nonostante le previsioni di un prossimo, seppur modesto, miglioramento.
Una resilienza che interroga le politiche future
Questa lieve ma significativa accelerazione, la quale dimostra una resilienza che in molti non si attendevano, pone le basi per un dibattito sulle strategie economiche da adottare nei prossimi mesi. La forbice tra le performance dei diversi stati membri, del resto, evidenzia come le dinamiche di ripresa siano tutt'altro che omogenee e come le politiche comuni dovranno fare i conti con situazioni nazionali profondamente diverse. La forza mostrata da alcuni, che si è rivelata determinante per il risultato complessivo, non deve infatti far dimenticare le criticità persistenti in altri paesi, i quali scontano una struttura produttiva più esposta alla concorrenza internazionale e ai rincari delle materie prime.
Il quadro d'insieme oltre il dato trimestrale
Sebbene il dato sia incoraggiante e scongiuri, almeno per il momento, lo spettro di una recessione tecnica, è necessario considerare il quadro macroeconomico nella sua interezza, caratterizzato da un'inflazione che fatica a rientrare completamente sui target della Banca Centrale Europea e da tensioni geopolitiche i cui effetti si ripercuotono sulle catene di approvvigionamento. La leggera crescita, insomma, va interpretata come un segnale positivo ma non risolutivo, che conferma la lenta e faticosa uscita dell'Eurozona da una fase di stallo, un percorso nel quale la domanda interna giocherà un ruolo sempre più cruciale per compensare la debolezza delle esportazioni.




