Cristiano Ronaldo contro Jorge Jesus: «Ha tradito due promesse»

Cristiano Ronaldo contro Jorge Jesus: «Ha tradito due promesse»
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SPORT Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Sport Redazione Sport   -   Cristiano Ronaldo ha spiegato perché ha lasciato il ritiro del Portogallo, accusando Jorge Jesus di aver mancato per due volte alla parola data e indicando nella rottura del rapporto di fiducia con il ct la ragione della sua partenza prima della partita di Nations League contro la Danimarca. Il capitano ha affidato la propria versione a una lunga lettera, assumendosi la responsabilità del gesto e chiedendo scusa ai compagni e ai tifosi, ma senza ritirare le contestazioni rivolte all'allenatore. Il punto centrale del suo racconto non riguarda il diritto a giocare, che sostiene di non avere mai preteso, bensì due accordi che, nella sua ricostruzione, non sarebbero stati rispettati.

La lettera di addio preparata dopo il Mondiale e il primo accordo

La storia raccontata dall'attaccante parte dalla fine del Mondiale 2026. Al termine del torneo aveva preparato una lettera destinata ai portoghesi da utilizzare per il definitivo addio alla Nazionale, ma durante il viaggio di ritorno dagli Stati Uniti il presidente della Federcalcio Pedro Proença gli aveva chiesto di ripensarci perché la Federazione desiderava che continuasse. Nella stessa fase gli venne chiesto un parere sul nome del nuovo selezionatore e il giocatore espresse un giudizio favorevole. Dopo la nomina arrivò poi un incontro alla Cidade do Futebol, nel quale i due discussero anche della gestione fisica dell'attaccante, già conosciuta dall'allenatore per la precedente esperienza comune all'Al-Nassr.

Il programma concordato prevedeva una gestione delle presenze nelle partite ravvicinate: dopo essere stato impiegato contro il Galles, il numero 7 non avrebbe dovuto giocare le successive gare con Norvegia e Danimarca. Il problema, nella versione del calciatore, nacque il giorno della sfida con i norvegesi, quando il tecnico gli comunicò invece che sarebbe entrato per circa 30 minuti. Il portoghese accettò e cominciò il riscaldamento nella ripresa, ma rimase in panchina fino alla fine. È questo l'episodio che viene indicato nella lettera come il primo mancato rispetto della parola ricevuta, distinto dalla normale facoltà dell'allenatore di decidere formazione e sostituzioni.

Il documento in otto punti e la conferenza che cambia tutto

Dopo quella partita ci fu un nuovo confronto al quale partecipò anche Simão Coutinho, direttore sportivo dell'Al-Nassr. Da quella discussione nacque, sempre secondo la ricostruzione del capitano, un documento articolato in otto punti che avrebbe dovuto fornire la base per chiarire pubblicamente l'accaduto. Nel testo veniva precisato che il giocatore non aveva mai imposto di essere utilizzato, che aveva rispettato le scelte tecniche e che farlo scaldare senza poi mandarlo in campo era stato un errore. Non era prevista una richiesta di scuse personali: l'obiettivo dichiarato era rendere pubblica una versione condivisa dei fatti ed evitare che il caso venisse interpretato come una battaglia per ottenere un trattamento privilegiato.

La successiva conferenza stampa produsse però un risultato diverso. Il selezionatore rivendicò la propria autonomia, affermò che le regole erano uguali per tutti e spiegò che nessun giocatore avrebbe potuto modificare le sue decisioni. Quelle dichiarazioni, secondo il racconto dell'attaccante, non corrispondevano a ciò che era stato concordato nel confronto privato. Da qui l'accusa di una seconda promessa tradita e la scelta di lasciare la concentrazione a Copenaghen. Nella lettera viene sottolineato anche un principio personale: nei rapporti conta soprattutto sentirsi dire la verità, anche quando è scomoda. Il calciatore sostiene di aver detto alla dirigenza federale e allo staff che avrebbe accettato senza polemiche perfino la decisione di non essere più considerato necessario.

Le scuse, la possibile sanzione e la porta lasciata aperta

L'uscita dal ritiro non viene però presentata come un gesto privo di conseguenze. Il capitano riconosce di avere sbagliato nei confronti dei compagni e dei sostenitori, compreso il comportamento tenuto dopo la gara con i norvegesi, quando non andò a salutare il pubblico. Proprio per il ruolo ricoperto nella squadra ammette che la sua condotta debba essere valutata con maggiore severità e dichiara di accettare l'eventuale sanzione decisa dalla Federazione senza chiedere attenuanti. Allo stesso tempo esclude che la partenza equivalga a un ritiro internazionale: dopo aver scontato un'eventuale sospensione, si considera ancora disponibile qualora sia fisicamente in condizione e continui a giocare e segnare con il club saudita.

La replica del commissario tecnico alla lunga presa di posizione è stata inizialmente ridotta a poche parole. Intercettato nella serata del 6 ottobre davanti alla propria abitazione ad Aroeira, ha detto di non avere ancora letto il comunicato. Nelle ore precedenti aveva incontrato il presidente federale alla Cidade do Futebol di Oeiras dopo la diffusione della lettera: il tecnico è stato il primo a lasciare le strutture della Federazione al termine della riunione.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.