Ronaldo rompe il silenzio sul Portogallo: “Jorge Jesus non ha mantenuto la parola”

Ronaldo rompe il silenzio sul Portogallo: “Jorge Jesus non ha mantenuto la parola”
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Cristiano Ronaldo ha scelto la prima persona, e ha scelto i propri canali, per raccontare la sua versione su quanto accaduto nell'ultimo raduno della nazionale portoghese. Il comunicato diffuso attraverso i social è lungo, articolato in più pagine, e ricostruisce i rapporti con il commissario tecnico Jorge Jesus dalla fine del Mondiale 2026 fino alla decisione di lasciare il ritiro di Copenaghen. Al centro del racconto c'è un'accusa precisa: l'allenatore avrebbe disatteso per due volte gli accordi presi.

«L'allenatore mi disse che contava su di me e che la mia presenza era fondamentale per il suo progetto», si legge nella ricostruzione firmata dal capitano della selezione lusitana, che poi aggiunge: «Il selezionatore mi ha mancato di parola».

L'incontro di agosto e il piano concordato

Secondo quanto riportato nel comunicato, tutto comincia dopo la conclusione della Coppa del Mondo. Il presidente della Federcalcio portoghese, Pedro Proença, avrebbe insistito affinché Ronaldo restasse in nazionale e gli avrebbe chiesto un parere sul nome del nuovo commissario tecnico. L'attaccante avrebbe indicato proprio Jorge Jesus come la scelta giusta, ottenendo poi un incontro con il tecnico alla Cidade do Futebol, durante il ritiro precampionato del suo club.

In quell'occasione Jesus avrebbe illustrato un piano di gestione: Ronaldo avrebbe giocato la prima e l'ultima partita della finestra internazionale, con un minutaggio controllato per ragioni fisiche, evitando le trasferte in Norvegia e Danimarca. La proposta, secondo la ricostruzione del giocatore, prevedeva che restasse in Portogallo prima di aggregarsi al gruppo in vista della sfida allo stadio do Dragão. Ronaldo racconta di aver rifiutato: non giocare le partite in trasferta avrebbe significato non essere più il capitano, e restare a casa non gli sembrava un buon esempio per i compagni.

Jesus, scrive ancora l'attaccante, avrebbe finito per condividere quella posizione.

La richiesta dei trenta minuti e la panchina di Oslo

Il giorno prima dell'inizio del raduno, il commissario tecnico si sarebbe recato a casa di Ronaldo, a Lisbona, per un nuovo colloquio. La conversazione, secondo il comunicato, fu tranquilla e confermò i principi stabiliti in agosto. Poi la partita di Alvalade, con la sostituzione e la fascia da capitano passata a Bruno Fernandes: un gesto che Ronaldo definisce normale, lontano dall'immaginare che potesse essere l'ultimo da capitano della nazionale. La svolta arriva in Norvegia.

All'ora di pranzo del giorno della partita, un assistente di Jesus si sarebbe avvicinato al tavolo del gruppo per riferire che l'allenatore voleva parlargli. La richiesta fu di giocare trenta minuti, fuori dal piano di recupero fisico stabilito, ma Ronaldo accettò. Si riscaldò dall'intervallo, vide passare i minuti e non venne mai chiamato in campo. «L'allenatore non ha mantenuto la parola», è la conclusione del giocatore, che in quella partita rimase in panchina per tutti i novanta minuti, circostanza che non gli accadeva da diciotto anni.

Il documento non rispettato e la partenza da Copenaghen

Dopo la gara, secondo la ricostruzione, ci fu un confronto definito «intenso, molto diretto, senza alcun tipo di filtro», al quale avrebbe partecipato anche Simão Coutinho, direttore sportivo dell'Al-Nassr, il club in cui Jesus aveva lavorato nella stagione precedente e che Ronaldo aveva contribuito a scegliere. In quell'incontro sarebbero stati messi per iscritto alcuni punti, validati personalmente dal giocatore, che il commissario tecnico avrebbe dovuto riferire in conferenza stampa.

Tra questi, l'assunzione di responsabilità per aver fatto scaldare «qualcuno del calibro di Pelé o Maradona» senza poi schierarlo, con l'impegno a non ripetere l'errore. Jesus, sostiene Ronaldo, non avrebbe mai letto quel documento ai giornalisti. «Ho sentito espressioni e un'aggressività che non ritengo giustificate, un atteggiamento del tipo 'voglio, posso e comando' che non avevo mai riscontrato in privato il giorno prima», si legge nel comunicato. A quel punto la decisione di lasciare il ritiro, senza attendere un'ulteriore promessa non mantenuta.

Il comunicato si chiude con le scuse ai compagni e ai tifosi portoghesi, l'assunzione di piena responsabilità per la partenza anticipata e la disponibilità a tornare in nazionale una volta scontata l'eventuale sanzione: «Se sarò in forma fisicamente, gioco per il mio club e spero di segnare gol, sarò pronto, come ho sempre fatto finora, a scendere in campo per la nostra nazionale e a vincere».

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