Oro e argento, le banche centrali puntano ancora sui metalli preziosi nonostante la Fed
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Redazione Economia
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Dopo aver toccato livelli storici per poi subire una correzione, l'oro torna a essere al centro delle strategie delle principali istituzioni finanziarie globali. Il metallo giallo, che nelle ultime sedute ha mostrato segnali di recupero con cinque giornate consecutive di rialzo, si trova ora a dover fare i conti con le indicazioni restrittive provenienti dalla Federal Reserve, senza però perdere il suo fascino di bene rifugio per eccellenza.
Le banche centrali, secondo quanto emerge da un’indagine del World Gold Council, sembrano intenzionate ad aumentare le proprie riserve nel corso del prossimo anno, un movimento che potrebbe fornire un sostegno duraturo alle quotazioni nonostante le incertezze di breve periodo.
Il momento dell’oro tra Fed e geopolitica
Le quotazioni spot dell’oro si attestano intorno ai 4.342 dollari l’oncia, con un incremento dello 0,3% nelle contrattazioni asiatiche, mentre i futures negli Stati Uniti viaggiano sopra i 4.368 dollari. Un recupero, quello messo a segno nelle ultime sedute, che arriva dopo un periodo di pressioni significative, durante il quale il metallo aveva toccato i minimi delle settimane precedenti.
La riunione della Federal Reserve del 16 e 17 giugno, con il suo tono chiaramente restrittivo, ha infatti pesato sul sentiment degli investitori, contribuendo a un calo di quasi due punti percentuali nella giornata di oggi, che si aggiunge al passivo del 4% registrato ieri. Sul fronte geopolitico, l’intesa tra Stati Uniti e Iran per una tregua di 60 giorni, in vista di un accordo più stabile per porre fine al conflitto in Medio Oriente, aveva inizialmente rassicurato il mercato, riducendo la domanda di beni rifugio, ma gli effetti di questa distensione sembrano ormai essere stati digeriti.
Il ruolo dell’argento e le prospettive industriali
Se l’oro mantiene intatto il suo status di riserva di valore per eccellenza, l’argento gioca una partita leggermente diversa, forte di un appeal aggiuntivo legato al suo impiego in settori industriali avanzati. Questa doppia natura, che lo rende sia un metallo prezioso sia una materia prima strategica per l’innovazione tecnologica, potrebbe garantirle un interesse crescente, soprattutto in un contesto di transizione energetica e di sviluppo di nuovi business.
Gli analisti, pur esercitandosi nell'individuare le prospettive future del mercato, devono fare i conti con un quadro complesso, dove le politiche monetarie delle banche centrali giocano un ruolo determinante, ma non esclusivo, nell’andamento dei prezzi.
Perché le banche centrali continuano ad acquistare
La volontà delle banche centrali di incrementare le riserve in oro, evidenziata dal sondaggio del World Gold Council, rappresenta un segnale importante per gli operatori. Nonostante i rendimenti offerti da altri strumenti finanziari possano diventare più allettanti in un contesto di tassi elevati, la corsa all’oro da parte di queste istituzioni suggerisce che la ricerca di stabilità e di diversificazione dei portafogli rimane una priorità.
L’oro, in questo senso, non viene percepito solo come una copertura contro l’inflazione, ma come un baluardo contro le incertezze sistemiche, un ruolo che le recenti tensioni internazionali non hanno fatto che rafforzare.
L’andamento delle quotazioni e i fattori di supporto
Il tentativo di consolidamento del prezzo dell'oro attorno al livello chiave dei 4.200 dollari, dopo la fase negativa, trova un alleato nel ridimensionamento dei prezzi energetici. Il calo del petrolio, riducendo le pressioni inflazionistiche a livello globale, potrebbe teoricamente togliere slancio alla corsa del metallo giallo, ma di fatto sta contribuendo a creare le condizioni per una sua stabilizzazione.
Le prospettive per il 2026, pur con le revisioni al ribasso delle stime da parte di importanti case d’investimento come Goldman Sachs, non sembrano compromettere la fiducia di lungo periodo, soprattutto in un mercato che continua a essere influenzato da una domanda strutturale solida.




