Oro e argento chiudono la settimana in rialzo, effetto Fed e dollaro debole
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Redazione Economia
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La prima settimana di rialzo per l'oro e l'argento da fine maggio porta con sé il segno evidente di un cambio di passo nelle attese degli investitori, che hanno iniziato a ridimensionare in modo significativo le probabilità di un nuovo intervento restrittivo della Federal Reserve già a partire dal prossimo settembre. Il metallo giallo, in particolare, ha archiviato i sette giorni con un progresso del 2,3%, attestandosi a 4.182 dollari l'oncia, un movimento che interrompe una fase di sostanziale stasi e che riflette un riallineamento delle percezioni sul costo del denaro oltreoceano.
A spingere le quotazioni, del resto, non è stato solo il mutato sentiment sui tassi, ma anche un contesto valutario che ha visto il dollaro cedere terreno, dopo aver a lungo rappresentato un freno per i prezzi delle materie prime quotate in valuta americana.
Il dollaro arretra, l'oro respira
Il cambio euro-dollaro, come sottolineato martedì da Intermonte, era tornato su livelli che non si registravano da marzo 2025, cioè da prima dell'avvio della politica commerciale protezionistica voluta dal presidente Donald Trump, e proprio quel rafforzamento del biglietto verde aveva finito per comprimere le quotazioni dei metalli preziosi.
Con l'indebolimento del dollaro, invece, l'oro ha ritrovato slancio, amplificando l'attrattività del metallo per gli investitori internazionali, che in un contesto di riduzione del rendimento reale atteso sugli asset in dollari hanno ricominciato a guardare con interesse al bene rifugio per eccellenza. La correlazione negativa tra biglietto verde e oro, del resto, è uno dei pilastri della dinamica dei prezzi, e in questa fase sta giocando a favore del metallo prezioso, contribuendo a innescare quel recupero che molti operatori attendevano da settimane.
Dati macro USA più deboli delle attese
A dare una spinta decisiva al movimento rialzista sono stati i dati macroeconomici statunitensi, che sono risultati significativamente più deboli delle previsioni, alimentando le scommesse su una Federal Reserve meno aggressiva nei prossimi mesi. Il mercato del lavoro, in particolare, ha mostrato segnali di rallentamento che hanno indotto gli investitori a rivedere al ribasso le aspettative di ulteriori strette monetarie, con un effetto immediato sui tassi di interesse e, di riflesso, sul costo-opportunità di detenere metalli preziosi, che non generano reddito da cedola.
I prezzi dell'oro hanno esteso il rimbalzo proprio in scia a questi dati, consolidando il recupero dopo le sessioni negative che avevano caratterizzato le settimane precedenti, quando il metallo giallo aveva subito perdite anche legate alla firma della tregua tra Stati Uniti e Iran, un evento che aveva temporaneamente ridotto le tensioni geopolitiche e smorzato la domanda di beni rifugio.
Il consolidamento sotto i 4.200 dollari
Nella sessione europea di venerdì, l'oro ha continuato a muoversi in territorio positivo, mantenendosi vicino ai massimi delle ultime due settimane, pur restando al di sotto del livello chiave dei 4.200 dollari l'oncia, una resistenza che gli operatori monitorano con attenzione e che rappresenta il prossimo ostacolo tecnico per un eventuale proseguimento del rialzo. Le quotazioni sui mercati asiatici hanno registrato un ulteriore progresso dello 0,9%, portandosi a 4.
161 dollari, un livello che consolida il guadagno da inizio anno, ancora superiore al 25%, un dato che conferma la straordinaria performance del metallo giallo nonostante le oscillazioni intervenute nelle ultime settimane. L'argento, dal canto suo, ha seguito la scia dell'oro, beneficiando dello stesso contesto di indebolimento del dollaro e di attese meno restrittive sulla politica monetaria, in un quadro che vede i metalli preziosi tornare al centro dell'attenzione dopo una fase di pressione ribassista che aveva messo a dura prova la fiducia degli investitori.




