Oro sotto i 4.000 dollari, il mercato fissa lo sguardo su Warsh e i dati sul lavoro Usa

Oro sotto i 4.000 dollari, il mercato fissa lo sguardo su Warsh e i dati sul lavoro Usa
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo dell'oro continua a muoversi in territorio negativo per la terza seduta consecutiva, restando stabilmente al di sotto dell'importante soglia psicologica dei 4.000 dollari l'oncia durante la sessione europea di mercoledì. Il metallo giallo si mantiene vicino ai minimi dell'anno, non lontano dai livelli più bassi registrati a novembre 2025, mentre gli investitori continuano a privilegiare il dollaro statunitense in un contesto caratterizzato da aspettative di una Federal Reserve ancora restrittiva e da un clima geopolitico incerto.

Il recente crollo, che ha portato le quotazioni a bucare il muro dei 4.000 dollari per la prima volta da oltre sette mesi, ha posto fine a un triennio di rally durante il quale il metallo prezioso aveva più che raddoppiato il proprio valore.

L'era Warsh e l'incognita sui tassi

Il mercato dell'oro osserva con attenzione come il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, noto per un orientamento tradizionalmente più restrittivo verso la stabilità dei prezzi, guiderà la banca centrale nel suo primo incontro ufficiale. Dopo la riunione di giugno, la Fed ha mantenuto i tassi nell'intervallo 3,50%-3,75%, ma il messaggio di politica monetaria è rimasto prudente, con quasi la metà dei membri del comitato che ha lasciato aperta la possibilità di un aumento dei tassi nel corso del 2026.

Le prospettive di un costo del denaro più elevato rappresentano un fattore tradizionalmente negativo per l'oro, che non genera rendimenti periodici, spingendo gli investitori a privilegiare strumenti remunerativi come i Treasury statunitensi.

Dati sul lavoro e dollaro forte

La debolezza del metallo giallo è stata accentuata dai dati sul mercato del lavoro statunitense, che sono risultati più forti del previsto e hanno alimentato le speculazioni su potenziali rialzi dei tassi invece che su tagli. In questo contesto, il dollaro ha recuperato terreno sui mercati valutari, registrando un apprezzamento che rende l'oro, quotato in valuta americana, più costoso per gli investitori internazionali, riducendone ulteriormente l'attrattiva.

Gli analisti di Wall Street si attendono ora che il prossimo rapporto sui Non-Farm Payrolls rappresenti un catalizzatore fondamentale per determinare la direzione del mercato a breve termine.

Le banche d'affari rivedono le stime

Il nuovo quadro macroeconomico ha spinto diversi istituti internazionali a rivedere al ribasso le proprie stime sul metallo prezioso. Goldman Sachs ha tagliato di 500 dollari la previsione di fine anno, pur continuando a vedere l'oro a 4.900 dollari l'oncia entro dicembre. Anche Deutsche Bank ha corretto al ribasso le proprie aspettative, riducendo la stima per il quarto trimestre.

A pesare sul sentiment del mercato sono anche i continui deflussi dagli ETF garantiti da oro fisico e i segnali di una domanda meno dinamica dalla Cina, dove il mercato domestico sta registrando sconti rispetto alle quotazioni internazionali.

Il punto di vista degli esperti

Nonostante il clima ribassista di breve termine, non mancano voci che mantengono un outlook positivo sul lungo periodo. Secondo Chris Temple, editor di The National Investor, esiste tuttora una probabilità su tre che l'oro scenda in area 3.500 dollari l'oncia, ma l'esperto rimane estremamente bullish in un'ottica di più lungo termine. Il fattore chiave da monitorare rimane l'andamento dei rendimenti reali: se Warsh tollerasse un'inflazione che supera i tassi sui fed funds, l'oro potrebbe avere testato il fondo, dando il via a una nuova fase rialzista.

Anche Brandon Aversano, fondatore di The Alloy Market, si dice convinto che il prezzo dell'oro concluderà l'anno all'interno di una forchetta compresa tra 4.900 e 5.300 dollari l'oncia, a condizione che la Fed rimanga cauta e che i rendimenti reali non si muovano troppo al rialzo.

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