L'oro frena dopo il rally, ma JpMorgan vede nuovi massimi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo una corsa sfrenata che, dall'inizio dell'anno, ha portato le quotazioni del metallo giallo a un apprezzamento del 55%, toccando il picco di 4.380 dollari l'oncia nello scorso ottobre, il mercato dell'oro sembra aver intrapreso una fase di consolidamento. Un dato che, più di altri, segnala questa pausa di riflessione è l'inversione di tendenza negli Exchange Traded Fund, strumenti finanziari che replicano l'andamento del bene sottostante: dopo otto settimane consecutive di afflussi netti, come riportato da Bloomberg, si registrano ora deflussi netti nel bilancio tra acquisti e vendite, un segnale di profitto che gli investitori stanno incassando dopo il poderoso rialzo.

Le previsioni di JpMorgan e il ruolo della Fed

Nonostante questo momentaneo appannamento, le prospettive di medio periodo rimangono solide, tanto che gli analisti di JpMorgan Private Bank prevedono un potenziale rialzo del metallo prezioso fino a superare la soglia dei 5.300 dollari l'oncia entro la fine del 2026. Una spinta significativa, che potrebbe portare a un'ulteriore salita del 10% nel corso del prossimo anno, viene attesa dalle prossime mosse della Federal Reserve. Sul mercato, come hanno calcolato alcuni analisti, è già prezzata con una probabilità del 64% la possibilità di un taglio dei tassi di interesse, quantificabile in 25 punti base, già nel mese di dicembre, una mossa che tradizionalmente favorisce l'oro, asset non fruttifero che diventa più appetibile quando il costo del denaro scende.

La volatilità recente e la forza del dollaro

La recente volatilità è stata ben esemplificata nelle ultime sedute, durante le quali il contratto spot è tornato a vedere i massimi di un paio di settimane, per poi scivolare nuovamente. Proprio venerdì scorso, l'oro ha registrato un calo, con la coppia XAU/USD scambiata intorno ai 4.133 dollari, in netto ribasso rispetto al massimo di tre settimane di 4.245 dollari toccato il giorno precedente. Questo movimento al ribasso è stato alimentato principalmente da un rafforzamento del biglietto verde in un clima di avversione al rischio, che ha spinto il metallo al di sotto dell'area di resistenza di 4.150 dollari, con minimi intraday sfiorati intorno ai 4.130.

Il contesto macroeconomico e la domanda di safe-haven

Oltre alla dinamica dei tassi e alla forza della valuta americana, che con il suo andamento influisce negativamente sulle quotazioni dell'oro denominate in dollari, un ruolo nel ridimensionamento recente lo ha avuto anche un mutato sentiment di mercato. La risoluzione della minaccia di una chiusura del governo federale negli Stati Uniti, infatti, ha in qualche modo attenuato l'attrattiva immediata del bene rifugio per eccellenza, riducendo la domanda di protezione da parte degli investitori, i quali hanno visto allentarsi una delle tensioni geopolitiche che sostenevano la corsa al metallo giallo.

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