Corsa all’oro: Goldman Sachs prevede un nuovo record storico entro il 2025

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo dell’oro, nonostante il recente rimbalzo del dollaro, continua a salire, sostenuto da una domanda di beni rifugio che non accenna a diminuire. L’incertezza legata ai dazi commerciali statunitensi e alle politiche sui tassi di interesse della Federal Reserve alimenta un contesto in cui il metallo giallo si conferma come uno degli asset più ricercati. Goldman Sachs, tra le principali banche d’affari al mondo, ha rivisto al rialzo le proprie stime, prevedendo un prezzo dell’oro a 3.100 dollari l’oncia entro la fine del 2025, rispetto ai 2.890 dollari precedentemente stimati.

Alla base di questa proiezione, gli analisti evidenziano una domanda strutturalmente più elevata da parte delle banche centrali, che continuano ad accumulare riserve auree come forma di protezione contro l’instabilità geopolitica ed economica. A ciò si aggiunge il contributo del mercato degli ETF, che, seppur gradualmente, sta spingendo ulteriormente le quotazioni. Non è da escludere, tuttavia, che l’incertezza politica e commerciale, legata anche alle mosse dell’amministrazione Trump, possa portare il prezzo a toccare i 3.300 dollari già entro la fine del 2024.

La mattinata del 18 febbraio ha visto una ripresa positiva per i contratti future sull’oro con scadenza aprile 2025, dopo la brusca correzione registrata il venerdì precedente. Il quadro tecnico rimane costruttivo, con il metallo prezioso che mantiene un margine di sicurezza rispetto al primo supporto utile, collocato tra i 2.880 e i 2.875 dollari. Questo scenario lascia spazio a un possibile ulteriore rialzo, con l’obiettivo di superare la soglia psicologica dei 3.000 dollari, un traguardo che potrebbe avvicinarsi nei prossimi mesi.

Dal 5 novembre, giorno dell’elezione di Trump, le istituzioni finanziarie e i trader hanno spostato quasi 400 tonnellate metriche di oro al Comex, la Borsa dei metalli di New York. Questo movimento, che ricorda una vera e propria corsa all’oro, è stato guidato dalla volontà di proteggersi da possibili shock economici e politici. L’oro, da sempre considerato un bene rifugio, torna così al centro delle strategie di investimento, in un contesto globale caratterizzato da tensioni commerciali e incertezze monetarie.

Le banche centrali, in particolare quelle dei Paesi emergenti, stanno aumentando le proprie riserve auree per diversificare gli asset e ridurre la dipendenza dal dollaro. Questo trend, iniziato già da alcuni anni, sembra destinato a continuare, alimentando ulteriormente la domanda e sostenendo i prezzi. Nel frattempo, i trader, che potremmo definire i moderni “cercatori d’oro”, continuano a monitorare ogni sviluppo politico ed economico, pronti a sfruttare ogni opportunità di guadagno in un mercato che non conosce soste.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.