La Russia di Putin, tra logoramento economico e crepe nel fronte interno
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Redazione Esteri
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I campanelli d’allarme, che continuano a squillare a Mosca e nei dintorni, risuonano ormai con un’insistenza tale da perforare la coltre della propaganda, la quale tenta di mascherare i successi militari in territorio ucraino. Sono gli stessi giornali, peraltro, quelli che fanno eco alle direttive del Cremlino, a dare notizia di una situazione sempre più complessa, assumendo toni che sfiorano l’allarmismo. Come non definire preoccupante, del resto, un articolo pubblicato da un quotidiano di riferimento come Izvestia, il quale, in data 13 novembre e a firma di Olga Anasyeva e Milana Gadzhieva, dichiarava senza mezzi termini nel titolo che “la quota di aziende con prestiti in ritardo ha raggiunto il record del 24%”, un dato che fotografa le crescenti difficoltà di un sistema produttivo sotto pressione.
L'arretratezza tecnologica e il prezzo delle sanzioni
Le avvisaglie di un declino, che non è solo finanziario ma anche strutturale, si manifestano in eventi tragici, i quali sollevano interrogativi pesanti sull’effettiva tenuta del comparto industriale e tecnologico. Lo scorso 24 luglio, l’incidente in cui rimase coinvolto un aereo Antonov An-24 della compagnia Angara Airlines, schiantatosi al suolo con quarantotto persone a bordo durante l’avvicinamento a Tynda, nella Siberia orientale, è stato letto da molti osservatori come una prova schiacciante dell’arretratezza a cui le sanzioni occidentali hanno condannato settori strategici, primo fra tutti quello dell’aviazione. Un episodio di cronaca nera, questo, che viene affrontato dalle autorità con le dovute inchieste, ma che rimane come un simbolo delle falle in un sistema costretto a fare i conti con l’isolamento internazionale.
Il peso insostenibile di un'economia di guerra
La domanda cruciale, dunque, è quanto possa resistere ancora l’economia russa, la quale si avvicina ormai alla fine del terzo anno di un conflitto che ha assunto i tratti di una logorante guerra di attrito. Sul piano strettamente militare, la situazione appare di sostanziale stallo, poiché Vladimir Putin non sembra avere la possibilità di chiudere le ostilità senza poterle presentare internamente come un trionfo contro l’Occidente. Più lo sforzo bellico si protrae, però, più i conti di Mosca si indeboliscono, rivelando come l’economia di guerra, sebbene possa apparire tenace in superficie, si regga su fondamenta tutt’altro che solide, delle quali nessuno può prevedere con certezza la resistenza finale.
Una sfida che va oltre il campo di battaglia
La guerra, in definitiva, non si combatte solo con i carri armati, ma anche con la resilienza dei sistemi economici e il morale di una popolazione chiamata a sopportare privazioni sempre maggiori. Le sanzioni, definite da alcuni come una battaglia parallela che la Russia sta perdendo, stanno esercitando una pressione costante, erodendo le basi stesse su cui poggia lo sforzo nazionale. Se ne accorgono in molti, lì, di come la situazione stia diventando sempre più difficile; se ne accorgono gli imprenditori, che faticano a far fronte ai prestiti, e se ne accorgono i cittadini comuni, i quali devono fare i conti con un futuro incerto, mentre il paese naviga in acque sempre più agitate.




