Quattro anni di guerra in Ucraina, tra il sacrificio chiesto ai russi e un'economia che arranca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A quattro anni esatti dall'inizio di quella che il Cremlino continua a definire “operazione militare speciale”, la macchina statale russa mostra segni di una tensione profonda, celata dietro una facciata di resilienza patriottica. Un recente sondaggio del Vciom, istituto demoscopico vicino al potere, ha fotografato uno stato d'animo che il presidente Vladimir Putin evidentemente attendeva: il 69% dei russi intervistati si è detto pronto a risparmiare e a limitare i propri bisogni per la causa della difesa del Paese. Un dato che, seppur filtrato da una lente certamente non imparziale, racconta di una popolazione chiamata a stringere la cinghia, mentre la parola “vittoria”, un tempo pilastro della retorica ufficiale, sembra essere scivolata via dai discorsi pubblici, sostituita da una più pragmatica narrazione di resistenza e necessità. Il paragone con la “Grande Guerra Patriottica”, il secondo conflitto mondiale che il conflitto attuale ha ormai superato in durata di 43 giorni, suona come un'iperbole sempre più difficile da sostenere, data l'assenza di qualsivoglia trionfo all'orizzonte -2.

Nel frattempo, il fronte economico, quello meno visibile ma altrettanto letale in una guerra di logoramento, presenta crepe sempre più evidenti. Se il 22 febbraio di tre anni fa Putin poteva radunare 80mila persone allo stadio Luzhniki di Mosca in un tripudio di orgoglio nazionale, oggi la realtà è quella di un'economia di guerra che divora se stessa. Il prodotto interno lordo, dopo un iniziale balzo trainato dalla spesa militare, ha visto la sua crescita crollare dal 4% allo 0,8%, mentre le entrate derivanti dalla vendita di petrolio e gas, linfa vitale del bilancio federale, sono crollate della metà a gennaio, toccando i livelli più bassi dall'estate del 2020 -3-10. L'inviato speciale dell'Unione europea per le sanzioni, David O'Sullivan, ha recentemente osservato come l'economia russa sia stata enormemente distorta dalla costruzione di un apparato bellico che opera a scapito di quello civile, paragonando la situazione a chi sfida le leggi della gravità: può durare, ma solo fino a un certo punto -8.

Questa distorsione crea un paradosso economico pericoloso. Da un lato, il settore della difesa e le industrie collegate viaggiano a pieno regime, alimentate da ingenti trasferimenti di bilancio che generano salari e attività; dall'altro, tutto il resto del tessuto produttivo viene lasciato al freddo. Alexandra Prokopenko, già consulente della banca centrale russa, ha descritto la situazione come quella di un in alta montagna che, per sopravvivere, inizia a metabolizzare i propri stessi tessuti -10. I rubli spesi per carri armati e missili, infatti, finanziano beni destinati a essere distrutti sul campo, incapaci di generare un domani un ritorno per l'economia civile. E lo stesso vale per le risorse umane: i soldati attirati al fronte con la promessa di lauti compensi, una volta caduti o tornati invalidi, non contribuiranno più alla forza lavoro del Paese. Le piccole imprese, nel frattempo, soffocano: l'aumento dell'Iva e tassi d'interesse che, sebbene in leggera flessione, restano proibitivi, stanno costringendo molti commercianti a ridimensionare o a chiudere battenti, in un clima di domanda interna in calo -5.

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