L'economia italiana arranca tra Pil piatto e timori deflattivi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'economia italiana, che pure aveva mostrato timidi segnali di ripresa nei mesi precedenti, sembra avere bruscamente frenato i propri motori, come attestano i dati diffusi dall'Istat sul terzo trimestre. Il Prodotto interno lordo, infatti, si è attestato su una variazione congiunturale pari a zero, un dato che, seppur ampiamente atteso da alcuni analisti, delude le aspettative di quanti prevedevano una crescita più sostenuta, anche alla luce della stagione turistica. Su base tendenziale, l'aumento si ferma al +0,4%, un ritmo che, qualora dovesse confermarsi per l'ultima parte dell'anno, condannerebbe il 2025 a una crescita complessiva piuttosto modesta, stimabile attorno allo +0,5%. Un valore, questo, che si allinea sì alle più recenti previsioni di finanza pubblica, ma che appare ben lontano dal poter rappresentare una solida base per una ripresa capace di generare ottimismo e nuovi investimenti.

Il contesto macroeconomico: un quadro in chiaroscuro

A completare un quadro economico tutt'altro che roseo, contribuiscono altri indicatori fondamentali, i quali dipingono una realtà complessa e per certi versi contraddittoria. L'inflazione, ad esempio, ha registrato un forte calo, scendendo all'1,2%, un ribasso trainato in larga parte dal comparto energetico. Se da un lato questo alleggerisce la pressione sui bilanci delle famiglie, dall'altro accende il dibattito tra gli economisti circa il rischio di una spirale deflattiva, la quale, com'è noto, potrebbe inibire gli investimenti e ritardare ulteriormente la crescita. Parallelamente, il tasso di disoccupazione ha conosciuto un lieve rialzo, portandosi dal 6% al 6,1%, un segnale che il mercato del lavoro fatica a reagire positivamente alla stasi dell'economia reale e che, anzi, potrebbe risentirne in maniera più marcata nei prossimi mesi.

Le performance delle grandi aziende

In questo contesto generale, anche i colossi industriali nazionali navigano in acque agitate. Intesa Sanpaolo, uno dei principali istituti di credito del paese, ha chiuso un trimestre definibile come poco brillante, con risultati operativi che hanno evidenziato delle criticità. Sul fronte manifatturiero, Stellantis ha invece presentato dei dati trimestrali sostanzialmente positivi sul piano dei ricavi e delle consegne, sebbene il mercato borsistico non abbia premiato questa performance, lasciando il titolo in territorio negativo. Questa divergenza tra i fondamentali d'impresa e la fiducia degli investitori riflette una percezione di incertezza che va ben al di là dei confini nazionali, influenzata da dinamiche globali. L'indice Ftse Mib, del resto, ha perso terreno, scivolando al di sotto dei massimi toccati nel mese di agosto.

La preoccupazione per i consumi interni

Uno degli aspetti più allarmanti che emergono dalle rilevazioni statistiche è il crollo delle intenzioni di acquisto da parte delle famiglie, calate in maniera significativa, fino al 26%. Questo dato, che rappresenta un termometro fedele della fiducia dei consumatori, suggerisce come la domanda interna, motore tradizionale di qualsiasi sistema economico avanzato, stia mostrando chiari segni di affaticamento. La prudenza delle persone, che tagliano le spese non essenziali in attesa di tempi migliori, rischia di innescare un circolo vizioso, dove la debolezza dei consumi frena la produzione, la quale a sua volta deprime ulteriormente l'occupazione e, di conseguenza, i redditi disponibili.

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