Logoramento senza tregua: raid incrociati tra Ucraina e Russia e la nuova offensiva sulle infrastrutture
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Redazione Esteri
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Non si ferma la spirale degli attacchi a lungo raggio tra Mosca e Kiev, una fase del conflitto che sembra ormai affidata a una logica di logoramento continuo dove droni e missili scandiscono il ritmo delle giornate. Nella notte tra il primo e il 2 giugno 2026, le forze russe hanno lanciato una salva composta da 73 missili e 656 droni; un numero ragguardevole, certo, ma non il più imponente se paragonato all’ondata del 14 maggio scorso, quando furono impiegati oltre 1.500 vettori.
Ciò che colpisce gli analisti, tuttavia, è la cadenza serrata di questi raid: Mosca ha costruito una pianificazione logistica che punta a saturare le difese aeree nemiche, accumulando scorte di armamenti eterogenei – dagli Shahed agli ipersonici Kinzhal, Zircon e Oreshnik – e rilasciandoli in ondate ravvicinate.
Sul terreno, l’esercito ucraino ha denunciato che nella sola notte del 2 giugno sono stati lanciati due missili e 216 droni a lungo raggio, con la contraerea di Kiev che ne ha abbattuti 198, un dato che testimonia l’efficacia della risposta tecnologica ma anche l’intensità della pressione subita.
Le conseguenze di questa offensiva sistematica si traducono purtroppo in vittime civili e danni alle infrastrutture essenziali, con le autorità locali che hanno confermato il bilancio di tre morti in diverse regioni.
Una donna ha perso la vita nella regione di Zaporizhzhia, un’altra a Dnipropetrovsk e un uomo a Kherson, dove l’esercito russo ha colpito un distributore di benzina provocando un incendio. In risposta, Kyiv non ha certo rallentato le operazioni: i raid ucraini si sono abbattuti sulla Crimea, territorio annesso, colpendo infrastrutture non residenziali a Simferopol e un treno in transito verso Kerch. Le fonti locali riferiscono di almeno quattro vittime in seguito a questi attacchi, oltre a un numero significativo di feriti.
La penisola, fondamentale hub logistico per Mosca, ha visto i suoi sistemi di difesa aerea in allerta per abbattere decine di velivoli senza pilota, mentre le interruzioni dei servizi ferroviari hanno evidenziato la vulnerabilità delle linee di rifornimento russe.
La guerra delle raffinerie e il fronte energetico
Mentre le truppe si combattono sulle linee del fronte, un’altra battaglia cruciale infuria dietro le quinte, quella per il controllo delle risorse energetiche. Dalle raffinerie di Tuapse e Yaroslav fino al polo petrolifero di San Pietroburgo – città natale del presidente Vladimir Putin, colpita simbolicamente il giorno dell’inaugurazione del Forum economico – si levano nubi nere che raccontano l’efficacia delle cosiddette "sanzioni a lungo raggio".
Questo è il termine con cui il presidente Volodymyr Zelensky definisce gli attacchi con droni contro l’industria petrolifera e gasiera russa, una strategia che mira a dissanguare le casse del Cremlino e a paralizzare la macchina bellica dal di dentro. La scelta di bersagliare San Pietroburgo proprio durante la "Davos russa" non è stata casuale: un messaggio chiaro sulla capacità di Kyiv di raggiungere il cuore nevralgico del nemico, minando la percezione di sicurezza nelle retrovie.
Rischio nucleare e tregua localizzata a Zaporizhzhia
In questo scenario di distruzione reciproca, la minaccia di un disastro nucleare torna a incombere, richiedendo interventi diplomatici urgenti. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha annunciato con sollievo l’instaurazione di un cessate il fuoco localizzato, necessario per permettere le riparazioni della linea elettrica che rifornisce la centrale di Zaporizhzhia.
L’impianto, il più grande d’Europa, era stato costretto a fare affidamento su generatori diesel di emergenza dopo che un attacco con droni aveva danneggiato la sottostazione di Nikopol, causando una temporanea interruzione dell’energia. Sebbene la situazione sia stata messa in sicurezza per il momento, l’Aiea ha ribadito il pericolo costante rappresentato dalla vicinanza delle linee del fronte a infrastrutture così sensibili.
La tregua, seppur fragile, rappresenta una boccata d’ossigeno e dimostra come, nonostante l’escalation, vi siano ancora canali aperti per impedire una catastrofe ambientale.




