Roma, i commercianti di piazza dei Cinquecento: «La sera è una guerra, prizi a pagare la vigilanza armata»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sotto i portici di piazza dei Cinquecento, dove l'andirivieni dei viaggiatori si mescola al viavai notturno, il clima è ormai di aperto conflitto. Ahassan, commerciante bengalese di 54 anni, descrive una routine insostenibile: «Ogni sera qui è una guerra. Non ce la facciamo più: entrano, prendono le birre o le bibite dai frigoriferi e se ne vanno senza pagare. Se provi a fermarli, ti distruggono il locale». La sua voce, carica di una stanchezza che va oltre la frustrazione, è diventata un grido di allarme per un'intera categoria, pronta a valutare persino l'ipotesi di una vigilanza armata privata pur di riconquistare un minimo di normalità. Un episodio occorso in ottobre, quando a un esercente che ha tentato di reagire è stato poi intimato il pagamento di una multa, ha dimostrato quanto sia complesso, e a volte paradossale, il confine tra legittima difesa e sanzione amministrativa in un contesto già di per sé teso.

L'eco delle aggressioni e il vertice in prefettura

Le proteste dei commercianti risuonano con tragica attualità dopo la violenta serata di sabato, quando l'area a ridosso di Termini è stata teatro di un doppio agguato. Mentre in piazza dei Cinquecento un funzionario ministeriale veniva selvaggiamente picchiato, poco distante, in via Manin, un giovane rider tunisino di 23 anni subiva un'aggressione da parte di un gruppo di una decina di persone, che dopo averlo derubato della bicicletta lo hanno colpito ripetutamente. Il testimone che ha assistito alla scena parla di aggressori «tutti fatti di crack», dipingendo un quadro di degrado e violenza diffusa che non si limita ai soli furti. Questi gravi episodi, che hanno rinvigorito l'allarme sociale, hanno inevitabilmente impresso un'accelerazione agli impegni istituzionali, portando la questione sicurezza al centro del comitato per l'ordine e la sicurezza convocato in prefettura.

Il controllo del territorio e il profilo degli aggressori

Le indagini sulla rissa in piazza dei Cinquecento hanno fatto emergere dinamiche che vanno ben al di là della casualità di una lite, svelando l'esistenza di veri e propri gruppi organizzati che si contendono il controllo di quelle vie. Uno dei fermati, un diciottenne egiziano, era già noto alle autorità per un provvedimento di espulsione notificatogli un anno fa e mai rispettato, rappresentando così il simbolo di una doppia criticità: la presenza di individui irregolari sul territorio nazionale e la loro capacità di radicarsi in attività criminali. Questi gruppi, secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, agiscono con metodi spicci e violenti, imponendo di fatto una loro legge di branco che terrorizza residenti, lavoratori e fruitori di uno dei nodi nevralgici della capitale.

Le ripercussioni sulla vita quotidiana e il lavoro

Le conseguenze di questo clima si riverberano pesantemente sulla quotidianità di chi quella zona la vive per lavoro o per necessità. I rider, ad esempio, si trovano a transitare in ore serali in aree percepite come ad alto rischio, diventando facili bersagli per rapine e aggressioni come quella di via Manin. D'altra parte, i commercianti si vedono costretti a subire furti e danni continui, con la sensazione di essere lasciati soli a gestire una emergenza che mina la sostenibilità economica della loro attività. La richiesta di una risposta efficace, che passi attraverso un presidio più incisivo e visibile delle forze dell'ordine, nasce quindi da un'esigenza concreta di sopravvivenza, in un quadrante della città che rischia di scivolare in un degrado irreversibile, svuotato della sua legittima funzione di accoglienza e transito.

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