Trump lancia l’"ultimo ultimatum" all’Iran, ma Teheran nega ogni trattativa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
"Potrei attaccare o no. Non lo sa nessuno". Con queste parole, pronunciate quasi in tono scherzoso sul prato della Casa Bianca, Donald Trump ha rilanciato la propria strategia di pressione sull’Iran, mescolando minacce e ambiguità in un modo che ormai caratterizza il suo stile politico. Il presidente, che durante la campagna elettorale aveva promesso di chiudere rapidamente i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, si trova ora a gestire una crisi che divide non solo Democratici e Repubblicani, ma anche quest’ultimi al loro interno.
L’occasione, apparentemente informale – l’inaugurazione di due nuove aste porta-bandiera – non ha impedito a Trump di ribadire quello che ha definito il suo "ultimo ultimatum" alla Repubblica islamica. Una dichiarazione volutamente vaga, come spesso accade nel suo caso, ma che nasconde un calcolo preciso: mantenere alta la tensione senza impegnarsi in una direzione definitiva. Intanto, il Pentagono si prepara a ogni scenario, mentre Teheran, attraverso la Guida Suprema Ali Khamenei, risponde con un secco "non ci arrenderemo mai".
La Reuters ha riportato che l’Iran smentisce qualsiasi negoziato in corso, nonostante i rumors di possibili mediazioni. Trump, dal canto suo, sembra divertirsi a confondere i giornalisti. Quando gli è stato chiesto se gli Stati Uniti siano più vicini a un intervento nel conflitto tra Israele e Iran, ha risposto con sarcasmo: "Colpirà le componenti nucleari iraniane? E a che ora esattamente, signore?". Poi, tornando serio, ha aggiunto: "Nessuno sa cosa farò".
A Washington intanto la Camera ribolle. Sia Democratici che una parte dei Repubblicani – tra cui figure come Sanders e Warren – hanno chiarito che qualsiasi uso di fondi federali per un’azione militare dovrà passare attraverso il Congresso. "Se vuole farlo, deve passare da qui", è stato il messaggio lanciato al presidente. Una presa di posizione che dimostra come, nonostante la retorica aggressiva, Trump non abbia mano libera.




