Milano-Cortina 2026, il Cio chiede garanzie per gli atleti iraniani e non solo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La macchina organizzativa dei Giochi Paralimpici invernali, in programma dal 6 al 15 marzo tra Milano, Cortina, Verona e Tesero, deve fare i conti con una realtà geopolitica che si è fatta improvvisamente incandescente. Il Comitato Olimpico Internazionale, con una nota diffusa nelle ultime ore, ha infatti sollecitato i governi di tutti gli Stati membri dell’Onu affinché venga garantita l’incolumità di quegli atleti che, per via dei conflitti divampati in Medioriente, potrebbero incontrare difficoltà nello spostamento o, peggio, trovarsi in situazioni di pericolo. La richiesta, formulata senza mai citare esplicitamente i bombardamenti israelo-statunitensi contro l'Iran e le successive rappresaglie, si riferisce in particolare ai partecipanti “suscettibili di essere colpiti dai conflitti più recenti”, un passaggio che lascia pochi margini all'interpretazione su chi sia il soggetto da proteggere. Il Cio, pur rammaricandosi per un mondo “afflitto da conflitti, tragedie e dissensi”, ha comunque ribadito di non disporre di strumenti coercitivi per imporre il rispetto della tregua olimpica, quella risoluzione Onu del 19 novembre scorso che sulla carta dovrebbe consentire a tutti i qualificati di raggiungere l’Italia senza intoppi.

Un dispositivo di sicurezza già blindato per l’evento

Mentre la diplomazia sportiva tenta di districarsi tra le macerie delle nuove ostilità, sul fronte interno le misure per tutelare l’ordine pubblico procedono spedite. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi in prefettura a Milano sotto la presidenza del prefetto Claudio Sgaraglia, ha messo a punto il piano complessivo che dovrà vigilare sull'intera durata della manifestazione. Non si tratta soltanto di gestire l’afflusso di pubblico o di presidiare gli impianti di gara: l’attenzione degli inquirenti è rivolta anche alla possibilità che la situazione internazionale possa riverberarsi in qualche modo sul suolo nazionale, con la necessità di proteggere delegazioni e personalità considerate sensibili. La pianificazione, come emerso nel corso dell'incontro, prevede l’istituzione di zone rosse e il potenziamento dei controlli in tutta l’area metropolitana, coinvolgendo in sinergia tutte le forze di polizia e i vigili del fuoco.

Il fronte del dissenso e il nodo Russia-Bielorussia

Se la guerra in Medioriente getta un'ombra preoccupante sulla logistica e sulla sicurezza, a complicare il quadro ci pensano le conseguenze, ancora tutte da gestire, del conflitto in Ucraina. L’atmosfera che si respira alla vigilia della cerimonia d’apertura, in programma domani all’Arena di Verona, è tutt’altro che festosa: il boicottaggio annunciato da undici nazioni, tra cui spiccano Canada, Germania, Polonia e la stessa Ucraina, rischia di svuotare di significato la parata degli atleti. La motivazione è da ricercarsi nella scelta del Comitato Paralimpico Internazionale di riammettere Russia e Bielorussia, consentendo loro di gareggiare sotto la propria bandiera e con il proprio inno nazionale, una concessione che non era stata fatta durante le Olimpiadi. Una decisione, questa, che è stata vissuta da Kiev e dai suoi alleati come una vera e propria provocazione: il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha parlato di una celebrazione che rischia di trasformarsi in una piattaforma di propaganda per Minsk e Mosca, ringraziando pubblicamente i comitati che hanno aderito alla protesta.

Le ripercussioni sui viaggi e l’incognita dei trasferimenti

A rendere ancor più complesso l'avvio della rassegna paralimpica è la crisi dei trasporti, conseguenza diretta delle ostilità in Medioriente. L'International Paralympic Committee ha fatto sapere che alcuni atleti stanno incontrando serie difficoltà a raggiungere l'Italia a causa della chiusura di diversi spazi aerei e dei disagi negli scali mediorientali, snodi fondamentali per chi proviene da Asia e Oceania. Una situazione di stallo che ha costretto l'organizzazione a cercare soluzioni alternative in extremis, con voli rimodulati e percorsi rivisti, mentre intere competizioni internazionali, dai tornei di tennis agli eventi calcistici nell'area del Golfo, sono state sospese o annullate per motivi di sicurezza. Il fatto che l'ATP abbia dovuto noleggiare voli charter per far rientrare i tennisti rimasti bloccati a Dubai dà la misura di quanto l'instabilità regionale possa influenzare anche un evento lontano migliaia di chilometri come i Giochi di Milano-Cortina.

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