L’Iran vince la “guerra” social: la satira contro Trump con pupazzetti Lego è virale in occidente

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La repubblica islamica dell’Iran, un paese teocratico dove il clero conservatore da decenni impone rigide censure contro la cultura occidentale e i media “corrotti”, ha scoperto un’arma sottile ma potentissima. Non si tratta di nuovi missili ipersonici o di flottiglie di barchini esplosivi pronti a insidiare il traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz, bensì di qualcosa di molto più accessibile e, per certi versi, sorprendentemente efficace: pupazzetti dai colori vivaci e fattezze squadrate, quelli che ricordano i celebri mattoncini danesi, generati però dall’intelligenza artificiale. Sono questi i protagonisti di una serie di video satirici, diventati virali anche in Occidente, che ridicolizzano senza pietà il presidente americano Trump. E dietro questa operazione, orchestrata con una precisione degna di migliori cause, si muovono giovani influencer della generazione Z iraniana, ingaggiati dal potere di Teheran per bucare le difese comunicative dell’“impero del male”.

È una guerra ibrida quella che gli ayatollah hanno intensificato negli ultimi mesi, una battaglia che affianca le incursioni informatiche – con cellule vicine ai pasdaran attive in diverse capitali europee – e gli attacchi cyber capaci di mettere in ginocchio infrastrutture critiche. Ma il fronte più innovativo, e forse più insidioso, resta quello dei social media. Qui, spammando a tappeto materiali utili al regime, l’obiettivo non è solo mobilitare movimenti dormienti o reclutare simpatizzanti; si punta a un risultato più sottile: minare il consenso interno al nemico attraverso la derisione. La satira, in questo caso, diventa un’arma di disarmo psicologico. L’ultimo esempio arriva direttamente dai canali ufficiali: gli account X delle ambasciate iraniane nel mondo hanno diffuso un nuovo video-meme che raffigura la delegazione statunitense, guidata da Trump, seduta attorno a un tavolo di negoziati. Le sedie di fronte, riservate agli emissari iraniani, restano vuote. Il tempo scorre, l’attesa si fa grottesca. “Ecco come è stata prolungata la tregua”, recita la didascalia con un sarcasmo gelido.

La satira come specchio delle difficoltà americane

Non si tratta di semplice presa in giro. Quei video, che spesso riprendono la fisionomia tozza e angolosa dei pupazzetti Lego per scagliarsi contro il tycoon ormai tornato alla Casa Bianca da più di un anno, hanno il pregio di condensare in pochi secondi una narrazione complessa: l’Iran si presenta come un avversario sfuggente, capace di far impantanare la superpotenza in una guerra di logoramento – quella scatenata da Trump con Israele – senza nemmeno degnarsi di apparire al tavolo delle trattative. Alcuni dei contenuti precedenti, sempre generati con l’IA, avevano già fatto il giro del web prendendo in giro la mania autoproclamatoria del presidente, quella di raffigurarsi come una sorta di messia o addirittura come Gesù. In un caso, la delegazione americana attendeva invano quella iraniana, mettendo in scena il flop dei negoziati: un fallimento che Teheran non fa altro che sottolineare con una leggerezza tagliente.

La generazione Z iraniana e la propaganda virale

A sorpresa, questo esercito di creatori di contenuti – ragazzi e ragazze che maneggiano l’umorismo come un bisturi – sta riscuotendo successo proprio presso il pubblico occidentale, quello che teoricamente dovrebbe respingere la propaganda di un regime che impone il velo obbligatorio e reprimere le proteste di piazza. Ma la forza della satira, si sa, sta nella sua capacità di oltrepassare le barriere ideologiche. Un video-meme ben costruito, con Trump ridotto a pupazzo impacciato e vanesio, fa sorridere un adolescente a New York come un impiegato a Londra, senza che questi debba per forza sottoscrivere il programma politico degli ayatollah. È questo il vero cortocircuito: un paese che avversa i media occidentali sta dominando la loro stessa arena, quella dei social, usando le armi della leggerezza e del grottesco dove i comunicati ufficiali fallirebbero.

Attacchi cyber e guerra dell'informazione: il doppio binario di Teheran

Il fenomeno, però, non vive isolato. Mentre i meme satirici fanno il giro del web, la struttura più solida del regime – quella legata ai pasdaran – continua a tessere una rete oscura di attivazioni e cellule in Europa. L’obiettivo dichiarato è fare più male possibile, quando possibile, con violenti attacchi informatici che hanno già preso di mira banche, ospedali e agenzie governative del Vecchio continente. Ma la novità degli ultimi mesi è l’integrazione perfetta tra questi due piani: da un lato il martello dei cyber attacchi, dall’altro lo scalpello della satira virale. Entrambi mirano allo stesso risultato: indebolire la volontà politica degli Stati Uniti e dei loro alleati, mostrando un presidente in balia degli eventi, incapace di far sedere al tavolo l’avversario. Il video diffuso dal consolato iraniano a Hyderabad, su X, ne è l’esempio più recente e riuscito: Trump aspetta, l’Iran non si presenta. I negoziati non decollano. E la risata, amara per qualcuno, diventa l’eco più temibile della propaganda.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.