Ipo d’America, ecco chi decide di quotarsi sui mercati di Wall Street invece che in Europa
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Redazione Economia
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La fuga verso Wall Street non accenna a fermarsi, anzi, il club delle società italiane pronte a varcare l’oceano per cercare fortuna sui listini statunitensi si allarga a dismisura, e le ultime in ordine di tempo, pronte a compiere il grande salto, rispondono ai nomi di Newcleo e Bending Spoons.
Un fenomeno che, nell'arco dell'ultimo decennio, ha assunto i contorni di un esodo silenzioso, finendo per svuotare Piazza Affari di quelli che avrebbero potuto essere i suoi campioni nazionali, lasciando sul terreno un ecosistema domestico che appare sempre più in affanno se paragonato alla capacità di attrazione della più grande piazza finanziaria del mondo.
Si tratta di una fotografia impietosa del momento, che restituisce l'immagine di un’Europa che fatica a trattenere i propri gioielli, mentre dall’altra parte dell’Atlantico, il Nasdaq, con la sua liquidità e le sue valutazioni spesso faraoniche, continua a fare da calamita per le aziende più dinamiche e innovative del Vecchio Continente.
Il fascino discreto del mercato americano
Se si osserva il trend degli ultimi anni, emerge chiaramente come le principali piazze europee, dalla pur prestigiosa city di Londra a Francoforte, fino a Milano, stiano vivendo un periodo di magra per quanto riguarda le nuove quotazioni, mentre gli Stati Uniti si confermano la meta prediletta per le Ipo di società tecnologiche e non solo.
In questo contesto, la scelta di Bending Spoons, la società tecnologica milanese che ha costruito un impero digitale fatto di acquisizioni e rilanci, di puntare dritta al Nasdaq, con una valutazione attesa di circa 20 miliardi di dollari, rappresenta un caso emblematico che fa riflettere sull’attrattività dei due sistemi.
Non si tratta di un caso isolato, ma di una strategia ponderata, come dimostra l’iter intrapreso da Newcleo, l’azienda fondata dal fisico Stefano Buono attiva nel settore del nucleare di quarta generazione, che si appresta a sbarcare a Wall Street attraverso una fusione con una Spac, forte di una valutazione di 2,4 miliardi di dollari.
Entrambe, con tempistiche e modalità diverse, hanno scelto di rivolgersi agli investitori americani, consapevoli che per le loro ambizioni di crescita, i listini europei non offrono le medesime opportunità in termini di capitali e visibilità.
Bending Spoons: una storia italiana di successo (e miliardari)
La vicenda di Bending Spoons, nata nel 2013 da un'idea di cinque ragazzi, di cui quattro italiani, è ormai una storia di successo che ha dell'incredibile, un percorso che l'ha portata da un primo fallimento a diventare un colosso da 1,3 miliardi di dollari di ricavi, capace di rendere miliardari i suoi fondatori grazie a una strategia di acquisizioni mirate e rilancio di app come Evernote e WeTransfer.
La società, che ha depositato il modulo F-1 alla Sec a giugno 2026, punta a raccogliere oltre 4 miliardi di dollari per finanziare nuove operazioni, e lo fa con un modello di business ibrido, a metà tra una società tecnologica e un fondo di private equity, che ha permesso di moltiplicare i ricavi a ritmi vertiginosi.
Nel frattempo, i quattro fondatori italiani, Matteo Danieli, Luca Ferrari, Luca Querella e Francesco Patarnello, sono diventati miliardari, con patrimoni stimati intorno a 1,4 miliardi di dollari per il ceo Ferrari, una storia che affonda le sue radici in un passato di fallimenti e che ora si appresta a scrivere un nuovo capitolo sulle scene internazionali.
Newcleo e la sfida del nucleare di nuova generazione
Sull’altro fronte, la scelta di Newcleo di quotarsi al Nasdaq, operazione che sarà perfezionata entro la fine dell'anno, è altrettanto significativa perché riguarda un settore, quello dell’energia nucleare, che in Europa è spesso visto con sospetto, mentre negli Stati Uniti, grazie a una spinta normativa decisa dall'amministrazione Trump, sta vivendo una nuova primavera, trainata dalla crescente domanda di elettricità a basse emissioni da parte dei data center.
L'azienda, che ha sede legale a Parigi ma che ha mantenuto il suo cuore pulsante e le sue attività di ricerca in Italia, si fonderà con NewHold Investment Corp III, una società veicolo già quotata, per ottenere un finanziamento complessivo di oltre 420 milioni di dollari, con l'obiettivo di costruire un reattore di quarta generazione entro il 2032 che possa bruciare scorie radioattive.
Dietro questa scelta c'è la consapevolezza che solo il mercato statunitense può offrire la liquidità necessaria per sostenere progetti così ambiziosi e a lungo termine, evidenziando un divario profondo tra le ambizioni delle aziende europee e la capacità dei loro mercati di sostenerle.
Le ragioni di una fuga e le prospettive per Piazza Affari
Ma quali sono le ragioni profonde di questa emorragia che spinge le eccellenze italiane a cercare fortuna oltreoceano? La risposta è complessa e sfaccettata, ma si riduce sostanzialmente a due fattori: la liquidità e le valutazioni. Il mercato americano, di gran lunga il più grande e liquido del pianeta, è in grado di assorbire operazioni di grande dimensioni e di assegnare agli asset tecnologici multipli di valutazione che in Europa sono semplicemente impensabili, e questo è un dato di fatto che si riflette nelle scelte strategiche degli imprenditori.
In Italia, il problema è ulteriormente aggravato da una rarefazione delle Ipo, con molte aziende che preferiscono l’apertura del capitale a fondi di private equity, mentre le poche operazioni in calendario, come quella di Dolomiti Energia, stentano a decollare, e i delisting di colossi come Tim e Recordati continuano a impoverire il listino.
Se a ciò si aggiunge che Bending Spoons, dopo la quotazione, avrà una struttura a doppia classe che manterrà il controllo saldamente nelle mani dei fondatori, si capisce come, per queste aziende, Wall Street rappresenti non solo una fonte di finanziamento, ma anche una garanzia di stabilità e autonomia che il mercato europeo, con le sue incertezze, non è in grado di offrire.




