Il lungo calvario di Milik e quel ritorno in campo tra i sorrisi: "Grato di essere di nuovo qui"
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Redazione Sport
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C'è voluto un tempo che per un calciatore professionista, abituato a misurarsi con il cronometro e con la tabella di marcia, assume i contorni di un'eternità. Parliamo di Arkadiusz Milik, l'attaccante polacco della Juventus, tornato ad assaporare la routine dell'allenamento in gruppo dopo un'odissea fisica che lo ha tenuto lontano dai campi per oltre seicento giorni. L'ultima volta in cui aveva disputato una gara ufficiale risaliva al 25 maggio del 2024, un'era geologica fa per il calcio che cambia velocemente, con lui che in quel periodo indossava ancora la maglia bianconera sotto la gestione temporanea di Paolo Montero, nel breve interregno successore di Massimiliano Allegri. Da allora, il suo nome era diventato, suo malgrado, una sorta di meme tra i tifosi e gli osservatori, simbolo di una fragilità fisica che sembrava non concedergli tregua.
Il classe 1994 ha dovuto fare i conti con un menisco del ginocchio sinistro che ha richiesto due interventi chirurgici, a cui si sono aggiunti problemi muscolari a ripetizione e persino un incidente domestico durante il raduno estivo, una ferita lacero-contusa alla tibia che ne ha ulteriormente ritardato il recupero. Eppure, in queste ore, il sorriso di Milik è tornato a illuminare il centro sportivo della Continassa. L'attaccante ha postato un messaggio sui propri canali social, un'istantanea di gratitudine e consapevolezza: “A volte il percorso è più difficile, ma proprio in quei momenti impari ad apprezzare davvero ciò che hai”, ha scritto, per poi aggiungere: “Gli allenamenti con la squadra, i momenti con la mia famiglia e la possibilità di fare ciò che amo. Sono grato per le persone che ho intorno e per essere tornato in campo”.
Non è stato, tuttavia, un ritorno semplice né immediato. Nelle scorse settimane, Milik era già stato convocato in alcune occasioni, salendo sul pullman con i compagni ma restando poi a guardare dalla panchina, come era accaduto a dicembre contro Roma e Pisa, salvo poi ricadere in un nuovo stop per un problema al polpaccio che ne aveva prolungato l'incubo. Luciano Spalletti, l'attuale tecnico della Juventus, ha gestito il caso con i guanti, consapevole che forzare i tempi potrebbe essere controproducente. Alla vigilia della sfida contro il Pisa, l'allenatore toscano è stato chiaro: Milik non era ancora pronto, pur ammettendo che si stava allenando bene. Qualche riflesso, qualche sensazione del giocatore, non lasciavano tranquillo lo staff. E infatti, per la gara interna contro i nerazzurri toscani, il polacco non è stato inserito nell'elenco dei convocati.
Poi, l’accelerazione. Nelle sessioni di allenamento successive, complice anche la sosta forzata per chi non era sceso in campo, Milik ha iniziato a macinare minuti e sudore. Lo si è visto prendere parte alle partitelle interne, e lì è arrivata anche la ciliegina sulla torta: il gol. Un segnale potente, per un attaccante che vive di reti e di sensazioni. Nelle esercitazioni alla Continassa, sia lui che Dusan Vlahovic, altro reduce da un lungo infortunio muscolare, hanno trovato la via della rete, regalando a Spalletti un doppio, insperato, sorriso.




