Il lungo calvario di Lukaku e il ritorno al gol che vale tre punti per il Napoli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sono trascorsi 281 giorni dall’ultima volta in cui Romelu Lukaku aveva gonfiato la rete in Serie A, un’eternità scandita da lunghi mesi di riabilitazione, dolore e silenzio. Quel 23 maggio del 2025, con il gol che aveva chiuso la partita contro il Cagliari, Lukaku regalava di fatto il quarto scudetto al Napoli e a sé stesso la gioia più grande da quando è tornato a lavorare sotto la guida di Antonio Conte. Da lì in poi, però, il buio. Una lesione di alto grado al retto femorale della coscia sinistra, rimediata a fine agosto durante un’amichevole contro l’Olympiacos a Castel di Sangro, lo ha costretto a uno stop forzato, complice anche una riabilitazione resa ancora più complicata dalla decisione di evitare l’intervento chirurgico, optando per una terapia conservativa che ne ha prolungato l’assenza ben oltre le previsioni iniziali. Nel mezzo, a settembre, la morte del padre Roger, un lutto che il giocatore ha vissuto con una partecipazione emotiva profonda, condividendo solo pochi messaggi social per poi ritirarsi in un riserbo che lasciava intendere quanto pesante fosse il fardello da portare.

La partita del Bentegodi contro il Verona rappresenta perciò molto più di una semplice vittoria, quella che apre e chiude il mese di febbraio con due successi ottenuti entrambi allo scadere e che conferma una certa propensione del Napoli a soffrire fino all’ultimo respiro. Il vantaggio iniziale, firmato dopo appena due minuti dal danese Rasmus Hojlund su assist di Antonio Vergara, sembrava poter mettere in discesa la serata per gli azzurri, ma la reazione del Verona, bisognoso di punti per allontanarsi dalla zona retrocessione, non si è fatta attendere. A metà secondo tempo, l’ivoriano Jean-Daniel Akpa Akpro ha riportato il risultato in parità, complice anche qualche protesta dei partenopei per un presunto fallo non fischiato in fase difensiva, e la partita sembrava avviarsi verso un pareggio che avrebbe lasciato l’amaro in bocca agli uomini di Conte.

È stato allora che Lukaku, subentrato a venti minuti dalla fine per riprendere confidenza con il campo dopo mesi di assoluta lontananza, ha trovato la zampata decisiva al minuto novantasei, ribadendo in rete una corta respinta su sviluppo d’angolo e regalando ai suoi tre punti pesantissimi nella corsa a un posto in Champions League. Le lacrime a fine partita, quelle mostrate a viso aperto davanti ai microfoni, raccontano di un peso emotivo che andava ben oltre la soddisfazione sportiva: “Sono stati mesi difficili, a livello personale. Il calcio mi ha dato tanto, ma perdere mio padre come l’ho perso io è pesante” ha dichiarato il belga, visibilmente commosso, aggiungendo che il Napoli, la città e il calore ricevuto lo hanno aiutato a uscire da una condizione in cui si sentiva “morto dentro”. Parole che lasciano intendere quanto il sostegno del club e dei compagni sia stato determinante per consentirgli di tornare a essere determinante nei momenti che contano, anche se la condizione fisica non è ancora quella ottimale.

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