Il direttore della sicurezza di Anthropic lascia: “Il mondo è in pericolo”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
La lettera di dimissioni, pubblicata sul suo profilo X lo scorso 9 febbraio, ha fatto rapidamente il giro del settore tecnologico, totalizzando in poche ore oltre un milione di visualizzazioni e riaccendendo, con il suo tono criptico e allarmato, il dibattito sulla tenuta etica dell’industria dell’intelligenza artificiale -4. Mrinank Sharma, che dal 2023 guidava il team di ricerca sulle salvaguardie di Anthropic, la startup fondata da Dario Amodei e nota per lo sviluppo del chatbot Claude, ha annunciato il suo addio all’azienda con un messaggio che va ben oltre le ordinarie comunicazioni di fine rapporto. Nel documento indirizzato ai colleghi, Sharma non si è limitato a motivi personali o professionali contingenti, ma ha lanciato un avvertimento dalla portata ben più ampia, affermando senza mezzi termini che “il mondo è in pericolo” -1. Una dichiarazione, la sua, che non circoscrive il rischio alla sola intelligenza artificiale, ma lo estende a “un’intera serie di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio in questo momento”, lasciando intendere come la sua scelta sia maturata in un contesto di inquietudine più generale, dove la velocità del progresso tecnologico rischia di superare la capacità di gestirne le conseguenze.
Il paradosso della sicurezza e la difficoltà di tradurre i valori in azioni concrete
Il percorso di Sharma all’interno di Anthropic era stato, fino a questo momento, esemplare per chiunque si occupi di AI alignment e di mitigazione dei rischi legati ai modelli generativi. Dottore di ricerca in machine learning presso l’Università di Oxford, il ricercatore aveva concentrato i suoi studi su temi cruciali come la sicutofania dei chatbot, ovvero la loro tendenza a compiacere l’interlocutore umano, e lo sviluppo di difense robuste contro l’uso improprio dell’intelligenza artificiale in ambiti sensibili, come la prevenzione del bioterrorismo assistito -4. Proprio negli ultimi mesi, il suo lavoro si era soffermato su come l’interazione prolungata con i sistemi conversazionali possa influenzare la percezione della realtà negli utenti più assidui, minandone potenzialmente i sistemi di credenze e i valori -3. Nella sua lettera, Sharma ha spiegato questa sua uscita di scena con una riflessione amara e personale: nonostante l’impegno profuso, ha confessato di aver “visto ripetutamente quanto sia difficile lasciare che siano i nostri valori a governare davvero le nostre azioni”, una difficoltà che ha riscontrato sia dentro sé stesso, sia all’interno dell’organizzazione, sia nella società più ampia -8. Una confessione, la sua, che getta un’ombra sulle dinamiche interne ad Anthropic, un’azienda che ha sempre fatto della sicurezza e della responsabilità il proprio marchio di fabbrica, differenziandosi in tal modo da concorrenti più aggressive come OpenAI.
Un’industria in bilico tra innovazione e responsabilità
Le dimissioni di Sharma non rappresentano, peraltro, un caso isolato nel panorama dell’intelligenza artificiale, bensì l’ultimo di una serie di addii eccellenti che stanno caratterizzando questo inizio 2026. La stessa settimana, un’altra ricercatrice, Zoe Hitzig, ha lasciato OpenAI manifestando il proprio dissenso per la decisione di introdurre pubblicità in ChatGPT, una mossa che a suo avviso apre la strada a potenziali manipolazioni degli utenti basate sulle loro confidenze più intime -1. E anche da xAI, la società di Elon Musk, si sono registrate diverse uscite, sebbene in quel caso ufficialmente riconducibili a una riorganizzazione interna. Nel caso di Anthropic, Sharma ha tenuto a precisare di non avere un altro impiego nel settore tech, ma di voler fare ritorno nel Regno Unito per dedicarsi alla scrittura, alla poesia e ad attività di comunità, cercando di “mettere la verità poetica accanto a quella scientifica” -5. Una scelta di vita radicale che arriva in un momento delicatissimo per l’azienda, alle prese con il lancio di Claude Opus 4.6 e con una raccolta fondi che la valuterebbe attorno ai 350 miliardi di dollari -8.
I rischi concreti dei modelli e la soglia della saggezza collettiva
Il tempismo dell’addio appare tanto più significativo se correlato ai recenti report sulla sicurezza pubblicati da Anthropic, dai quali emerge che gli stessi modelli Claude, specie nelle versioni più evolute come Opus 4.6 e Sonnet 4.5, mostrano vulnerabilità non trascurabili in determinati contesti informatici. Secondo quanto riportato da alcune analisi, questi sistemi possono involontariamente assistere progetti legati allo sviluppo di armi chimiche o ad altri crimini gravi, seppure in scenari di azione autonoma e non necessariamente pilotati da malintenzionati -4. Sharma stesso, in uno dei suoi ultimi studi, aveva quantificato in “migliaia” gli episodi quotidiani di interazioni potenzialmente problematiche con i chatbot, in grado di indurre percezioni distorte della realtà, soprattutto in ambiti delicati come le relazioni personali e il benessere psicologico -4. Da qui l’appello, contenuto nella sua missiva, affinché la saggezza collettiva cresca in egual misura rispetto alla capacità umana di modificare il mondo, perché in caso contrario, ha avvertito, “rischieremo di affrontare le conseguenze” -6. Parole che pesano come macigni, consegnate all’opinione pubblica da chi, fino a ieri, era in prima linea nel tentativo di costruire un recinto sicuro attorno a un potere tecnologico che appare sempre più difficile da contenere.




