Sfregio alla fermata Duomo, il gip: "Pericolo sociale". La vittima: "Come farò a lavorare?"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il cerotto che le copre buona parte del viso, dalla guancia fino quasi all'occhio, è il simbolo di una violenza che ha sconvolto una vita. La giovane marocchina di 22 anni, aggredita giovedì scorso sulla banchina della stazione Duomo della metropolitana milanese, parla a fatica, dopo aver assunto tre tachipirine per sopportare il dolore, e racconta la sua paura: "Mi ha rovinato la vita. Come uscirò di casa con questa faccia? Come potrò lavorare?".
Una testimonianza che arriva mentre il Gip Cristian Mariani, accogliendo la richiesta del pm Simona Ferraiuolo, ha convalidato l'arresto dell'aggressore, Mohammed Saidi, il 27enne algerino che ha sfregiato la ragazza con un coltello. Il giudice ha disposto la misura cautelare in carcere, riconoscendo l'aggravante dei futili motivi e un'"evidente pericolosità sociale" che lascia pochi margini a interpretazioni.
La versione inverosimile dell'aggressore e l'aggravante dei futili motivi
La decisione del giudice si basa su una valutazione che tiene conto della gravità del gesto e del contesto in cui è maturato. Saidi, che nel corso dell'interrogatorio di convalida ha tenuto un atteggiamento ostile, ha fornito una ricostruzione dei fatti giudicata inverosimile. L'uomo, che parla solo arabo ed è senza fissa dimora, ha sostenuto di essere lui la vittima dell'aggressione, affermando di essere stato insultato dalla ragazza.
Ha negato di aver avuto un coltello, arrivando a sostenere che la giovane si sarebbe ferita da sola con la fibbia metallica della borsetta durante una colluttazione. Una versione che il Gip ha ritenuto non credibile e che ha contribuito a delineare il profilo di un individuo incapace di controllo, come evidenziato dal fatto che l'aggressione sia avvenuta poche ore dopo un arresto per tentato furto aggravato, seguito da un rilascio con il solo divieto di dimora a Milano.
L'aggravante dei futili motivi, riconosciuta dal giudice, è stata determinata proprio dalla reazione sproporzionata a un presunto sguardo della vittima, un atto di una violenza inaudita contro una donna inerme e indifesa.
Il racconto della vittima: "Ho pensato di morire"
La 22enne, residente a Milano e originaria di Meknes, ha ricostruito i momenti di quell'incubo, che ha segnato il suo corpo e la sua esistenza. La ragazza, che da tre anni vive in Italia, ha raccontato di trovarsi sulla banchina della metro con un'amica quando l'uomo, senza alcun motivo apparente, si è avvicinato chiedendole con rabbia cosa stesse guardando e ha iniziato a insultarla. Dopo la minaccia di chiamare la polizia, Saidi l'avrebbe sputata, colpita con un pugno e infine ferita con un coltello, provocandole uno squarcio al volto.
"Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare", ha dichiarato la giovane agli inquirenti, parole che rendono l'idea del terrore provato in quei secondi. La prognosi è di dieci giorni, ma la cicatrice, come già confermato dai medici, rimarrà per sempre.
La ragazza, che fino a un anno fa dormiva in strada e ora paga 400 euro per un posto letto in via Padova, si chiede con angoscia come potrà continuare a lavorare e mandare soldi alla madre malata in Marocco, evidenziando una fragilità sociale che rende l'accaduto ancora più drammatico.
La dinamica dell'aggressione e le indagini
Secondo quanto ricostruito, Saidi, dopo essere stato fermato dalle Volanti della polizia alle prime luci dell'alba per tentato furto su alcune auto, era stato giudicato per direttissima e rilasciato con l'ordine di lasciare Milano. Poche ore dopo, intorno alle 15.30, si trovava ancora in centro, alla fermata Duomo della M3. Il suo percorso si è incrociato con quello della giovane marocchina.
Testimoni hanno riferito che l'uomo ha gridato frasi come "Cosa guardi?" e "Sono uomo e musulmano", un particolare che al momento non risulta dagli atti come prova di un movente religioso, ma che ha alimentato un clima di intimidazione. Dopo aver sferrato il colpo, l'uomo ha tentato la fuga, ma è stato inseguito e bloccato in via Torino dalla polizia locale. Il coltello usato per l'aggressione non è stato ancora ritrovato.
L'Antiterrorismo dei Ros ha condotto controlli, anche tramite Interpol, su un eventuale coinvolgimento del 27enne in ambienti radicalizzati, verifiche che per il momento avrebbero dato esito negativo. Le esigenze cautelari indicate dal giudice per giustificare la custodia in carcere sono il concreto pericolo di reiterazione del reato e quello di fuga.




