Il racconto della ragazza sfregiata a Milano: «Mi ha rovinato la vita, fatico a uscire di casa»
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Redazione Interno
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Il cerotto è ancora lì, largo, a coprire lo squarcio che la lama ha scavato lungo la guancia; l'occhio, violaceo, porta i segni di un colpo che avrebbe potuto essere letale. La paura, invece, quella non si vede ma si sente, si annida in ogni parola che la 22enne marocchina pronuncia con un filo di voce, dopo aver ingoiato tre tachipirine per riuscire a reggere il dolore e a mettere insieme un racconto che è già diventato un atto d'accusa. «Mi ha rovinato la vita», ripete, guardando il vuoto, «come uscirò di casa con questa faccia? Come posso lavorare?».
La domanda, retorica e insieme disperata, riecheggia nella sua testa da giovedì scorso, quando sulla banchina della stazione Duomo del metrò giallo di Milano un uomo che non aveva mai visto ha trasformato la sua giornata in un incubo senza risveglio.
L'aggressione alla fermata Duomo
Erano circa le undici del mattino quando la giovane, che fino a un anno fa dormiva in strada e che ora cerca di ricostruirsi una vita, si è trovata faccia a faccia con Mohammed Saidi, 27 anni, algerino, già noto alle forze dell'ordine. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'uomo avrebbe iniziato a insultarla senza un apparente motivo, forse perché lei lo aveva guardato, forse perché quel giorno, come tanti altri, la violenza aveva deciso di prendere una forma precisa e crudele.
Poi il coltello, un gesto rapido, lo squarcio sulla guancia e il sangue che ha macchiato i pavimenti della metropolitana. La ragazza, che ha chiesto di rimanere anonima per paura di ritorsioni, ha raccontato ai carabinieri e agli agenti della Polizia locale che in quel frangente ha pensato solo a difendersi, a mettersi le mani davanti al volto, ma la lama è arrivata lo stesso, precisa, inesorabile, come se il suo aggressore sapesse esattamente dove colpire per lasciare un segno indelebile.
L'arresto e la versione dell'aggressore
Mohammed Saidi è stato bloccato poco dopo dai vigili urbani, non lontano dalla stazione, e portato in carcere con l'accusa di sfregio permanente al viso. Il giudice per le indagini preliminari Cristian Mariani ha convalidato l'arresto disponendo la misura cautelare in carcere, riconoscendo l'aggravante dei futili motivi e quella che ha definito «l'evidente pericolosità sociale» del soggetto.
Un elemento, quest'ultimo, che trova riscontro nei precedenti: Saidi era stato ammanettato non più di dodici ore prima per tentato furto e rimesso in libertà dopo la direttissima con il divieto di dimora a Milano. Un provvedimento che, evidentemente, non ha sortito l'effetto deterrente sperato, se è vero che poche ore dopo il 27enne si è reso protagonista di un'aggressione che ha sconvolto l'opinione pubblica.
In aula, Saidi ha provato a ribaltare la realtà dei fatti, sostenendo di essere lui la vera vittima: secondo la sua versione, sarebbe stato insultato e la ragazza si sarebbe ferita da sola con la fibbia della borsa, mentre il sangue trovato a terra sarebbe il suo, non quello della 22enne. Una ricostruzione che il gip ha giudicato poco credibile, tanto da respingere ogni tentativo di attenuazione e da lasciare l'algerino in cella in attesa del processo.
Le conseguenze per la vittima
A fare i conti con le conseguenze di quella mattina, intanto, c'è la giovane marocchina, che si trova ora a dover gestire non solo il dolore fisico – ancora forte, come ha raccontato – ma anche un futuro che all'improvviso è diventato un terreno minato.
Il lavoro, che fino a pochi giorni fa rappresentava una prospettiva concreta di riscatto dopo gli anni passati in strada, è oggi un'incognita: chi assumerebbe una ragazza con il volto sfregiato, con quella cicatrice che le ha cambiato l'espressione e che la costringe a nascondersi dietro un cerotto? La paura di uscire, di incontrare gli sguardi della gente, di dover rispondere a domande che non vorrebbe sentirsi porre, si mescola alla rabbia per un gesto che non riesce a spiegarsi.
«Perché è successo proprio a me?», si chiede, ma la risposta è nell'aria, in quella violenza gratuita che troppo spesso colpisce senza preavviso. La sua vita, quella che stava faticosamente ricostruendo, si è spezzata in un istante, e ora le resta solo la speranza che la giustizia faccia il suo corso e che, un giorno, quel cerotto possa essere tolto senza che sotto rimanga solo il ricordo di un incubo.




