Il rebus del centravanti e il tocco magico di Cardinale: il Milan riparte da Amorim
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Redazione Sport
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Scorrono le stagioni, cambiano le proprietà, passano gli allenatori e persino i dirigenti, e ogni estate il Milan si ritrova puntualmente al punto di partenza in un eterno e stucchevole gioco dell'oca, quello che pone un interrogativo ricorrente e mai sopito: su quale centravanti puntare per il futuro?
Se si considera che gli ultimi due giocatori ad aver lasciato un segno tangibile in quella posizione, vale a dire Ibra e Giroud, erano decisamente più vicini ai quarant'anni che ai trenta, si comprende con immediata chiarezza come quella casella del campo, quella dell'attaccante centrale, si sia trasformata in un vero e proprio incubo per il Diavolo, un problema strutturale che nessuna delle precedenti gestioni è riuscita a risolvere in maniera definitiva e soddisfacente.
Eppure, proprio mentre la società sembrava avvitarsi in un limbo di incertezze operative, ecco che la figura di Ruben Amorim si staglia all'orizzonte come una possibile risposta, se non al quesito specifico del bomber, quantomeno a quello più ampio della ripartenza tecnica e della valorizzazione della rosa.
Il nuovo Milan, infatti, ha cominciato a prendere forma sebbene in ritardo sulla tabella di marcia che dovrebbe scandire l'avvicinamento alla prossima stagione, complice una tabula rasa che ha fatto seguito alla mancata qualificazione in Champions League e che ha spazzato via gran parte dell'assetto dirigenziale precedente.
La scelta di Amorim e il "magic touch" di Cardinale
In attesa che vengano ufficializzati i nomi del nuovo direttore sportivo e dell'amministratore delegato, figure chiave per completare l'organigramma, il club rossonero ha però voluto mettere un punto fermo sulla panchina, affidandola al tecnico portoghese. Una decisione, quella di puntare su Amorim, che non è certo frutto dell'ultima ora, come ha voluto sottolineare lo stesso presidente Paolo Scaroni, il quale, intervenendo ai microfoni dell'Ansa, ha rivelato come il proprietario Gerry Cardinale seguisse con grande interesse il lavoro del trainer lusitano già da tempo immemore.
"So che Gerry Cardinale seguiva da tempo Amorim, un allenatore che guardava con grande interesse", ha dichiarato Scaroni, gettando poi un ponte verso la fiducia riposta nelle capacità decisionali del numero uno di Elliott, aggiungendo: "Io poi confido che Gerry Cardinale abbia un suo magic touch nella scelta degli uomini, lo ha dimostrato tante volte nella sua vita e spero che anche questa volta sia davvero un magic touch".
Una dichiarazione, questa, che suona come un vero e proprio atto di fede nelle capacità di scelta del patron, quasi a voler trasmettere un messaggio di compattezza e di speranza a una tifoseria che, complice l'ultima deludente annata, attende con ansia segnali di discontinuità. Ecco perché, al di là delle fumisterie di mercato e dei nomi che si rincorrono sui quotidiani, a servire al Milan in questo momento sono i fatti concreti: riportare la squadra in Champions League come obiettivo minimo e, perché no, sognare qualcosa in più sul fronte dei trofei, rappresenta la priorità assoluta.
Poi, naturalmente, verrà tutto il resto, a partire da quella valorizzazione dei giocatori che da diverso tempo hanno perso smalto e brillantezza, una categoria nella quale rientrano a pieno titolo elementi del calibro di Gimenez, Nkunku, Jashari, Tomori e tanti altri, la cui resa è scesa ben al di sotto delle aspettative iniziali.
Il talento di Amorim nel forgiare campioni
E veniamo al punto nodale della scelta operata dalla dirigenza: Ruben Amorim, d'altronde, non è celebre soltanto per aver riportato il titolo nella Lisbona biancoverde dopo diciannove lunghi anni di digiuno, impresa che da sola basterebbe a consegnarlo alla storia del club, ma anche e soprattutto per la sua straordinaria capacità di trasformare alcuni elementi in veri e propri gettoni d'oro, moltiplicandone il valore tecnico ed economico.
Il suo curriculum è costellato di esempi lampanti in tal senso, da Viktor Gyokeres a Joao Palhinha, fino ad arrivare a Nuno Mendes e Pedro Porro, senza dimenticare Gonçalo Ramos, una sorta di "apriscatole" offensivo che coniuga piedi, testa e un fiuto innato per il gol, caratteristiche che lo rendono particolarmente gradito al tecnico portoghese. Quest'ultimo, difatti, ha dimostrato di saper plasmare i calciatori a sua disposizione adattandoli con intelligenza ai dettami del suo sistema di gioco, esaltandone le qualità peculiari e mascherandone con astuzia i difetti.
Per il Milan, che da anni annaspa alla ricerca di un terminale offensivo affidabile e di una identità di gioco riconoscibile, l'arrivo di Amorim rappresenta quindi un'occasione ghiotta per voltare finalmente pagina. Sarà compito suo, ora, lavorare sui singoli per riportare in auge quelle qualità che sembravano sopite e per ridare smalto a un reparto avanzato che ha bisogno di essere rivoluzionato.
E chissà che, con il suo "tocco magico", non riesca laddove i suoi predecessori hanno fallito, trasformando un rebus apparentemente irrisolvibile in un punto di forza per la squadra, magari valorizzando il potenziale di chi finora ha faticato a esprimersi o individuando nel mercato il profilo giusto per completare l'opera.




