Furgone in panne blocca il ponte del Costone, caos nella viabilità della valle Seriana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un altro inizio settimana da dimenticare per i pendolari della valle Seriana, costretti ancora una volta a fare i conti con una viabilità al collasso. La mattina di lunedì 12 gennaio si è aperta, infatti, con chilometri di coda lungo la statale 671 in direzione Bergamo, un groviglio di automobili che dalle prime luci dell’alba si è propagato a ritroso sino alle Fiorine di Clusone, trasformando il consueto tragitto in un’estenuante prova di pazienza. L’origine di questo nuovo, ennesimo, "lunedì nero" è da ricercarsi nella fermata forzata di un furgone, rimasto in panna nel tratto cruciale e già di per sé delicato del ponte del Costone, tra Ponte Nossa e Colzate, un punto che per la sua conformazione rappresenta un cono d’ombra per il fluire del traffico.

Un incidente nel punto sbagliato

La dinamica, di per sé banale, ha prodotto effetti a catena di portata notevole, dimostrando quanto la tenuta del sistema viario di quella arteria sia ormai appesa a un filo. Il veicolo fermo, occupando parte della carreggiata sul ponte, ha di fatto imposto una riduzione della sede stradale, costringendo gli automobilisti a procedere con estrema lentezza e sotto il controllo dei vigili, i quali hanno dovuto regolare il flusso a senso unico alternato nel segmento tra Casnigo e Ponte Nossa. Una misura necessaria, certamente, ma che ha ulteriormente compresso la già scarsa capacità di smaltimento della strada, creando un ingorgo che molti, esasperati, hanno definito "da terzo mondo", soprattutto in considerazione della ricorrenza di simili episodi.

Le ripercussioni sul traffico

Le ripercussioni, come spesso accade in queste circostanze, sono state immediate e pesantissime, con tempi di percorrenza dilatati in maniera esponenziale per chiunque avesse la necessità di scendere verso il capoluogo. La colonna di veicoli in attesa ha presto saturato non solo la statale, ma anche la pazienza di centinaia di persone, intrappolate in un risveglio da incubo tra curve e controcurve, come quelle della Selva, dove l’andatura a singhiozzo ha caratterizzato tutta la mattinata. Un disagio che trascende la semplice seccatura, configurandosi come un vero e proprio costo sociale ed economico per un’area i cui spostamenti lavorativi e non dipendono in massima parte da quell’unico asse.

La risposta dei navigatori

A fotografare la gravità della situazione, più di ogni cronaca, è stato il comportamento dei sistemi di navigazione satellitare, i quali, registrando il collasso del traffico in tempo reale, hanno iniziato a suggerire in massa agli utenti percorsi alternativi nel tentativo di aggirare l’ostacolo. L’indicazione più ricorrente, comparsa sugli schermi di molti automobilisti già dalle sette del mattino, è stata quella di deviare attraverso la val Cavallina, un itinerario più lungo e tortuoso ma, in quelle condizioni, paradossalmente più rapido. Questo deflusso spontaneo, dettato dalla tecnologia, ha messo in luce l’assenza cronica di valide e strutturate alternative di mobilità per la valle, lasciando ai singoli, e alle loro applicazioni, l’onere di trovare una via di fuga dal paralizzante congestionamento.

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