La fornaia di Ascoli e lo striscione antifascista: "Mi hanno identificata due volte, è intimidatorio"
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Redazione Interno
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Lorenza Roiati, titolare del panificio L’assalto ai forni ad Ascoli Piceno, non è nuova a gesti simbolici nel giorno della Liberazione. Da anni, il 25 Aprile, appende alla facciata del suo locale uno striscione che accosta il pane – il suo mestiere – all’antifascismo, un binomio che fino a poco tempo fa non aveva mai suscitato reazioni particolari. «Buono come il pane, bello come l’antifascismo», si leggeva già nel 2022, mentre l’anno scorso aveva optato per «Ieri partigiane, oggi antifasciste». Quest’anno, però, quel messaggio – identico a quelli precedenti – le è costato due visite delle forze dell’ordine, tra polizia e municipale, che l’hanno identificata per «accertamenti».
«Sono allibita, si sente che il vento è cambiato», ha commentato Roiati, erede di una famiglia con una storia legata alla Resistenza – i suoi prozii Renzo e Vittorio furono partigiani decorati – e proprietaria dell’edificio su cui ha affisso lo striscione. Sebbene le autorità non abbiano contestato alcun reato, la doppia identificazione l’ha lasciata «sconcertata»: «Mi sono sentita intimidita», ha aggiunto, chiedendo che il governo chiarisca i motivi di un intervento che definisce «sproporzionato».
La vicenda, che ha fatto discutere anche per il tempismo – il 25 Aprile è una data simbolo per l’antifascismo – ha spinto la senatrice Ilaria Cucchi (Avs) a presentare un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «È necessario capire perché una persona venga identificata due volte per aver esposto un messaggio su un palazzo di sua proprietà», ha dichiarato, sottolineando come la libertà di espressione sia garantita dalla Costituzione




