Lituania, l’allarme droni svuota le strade di Vilnius: presidenti e cittadini giù nei bunker
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Redazione Interno
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Erano da poco passate le dieci del mattino, quando i telefoni dei residenti di Vilnius hanno iniziato a vibrare tutti assieme. Un messaggio, diramato dal ministero della Difesa, ordinava di trovare immediatamente un rifugio: “Allerta antiaerea. Recatevi immediatamente in un rifugio o in un luogo sicuro, prendetevi cura dei vostri familiari e attendete ulteriori istruzioni”.
È la prima volta, dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, che una capitale europea e membro della Nato subisce un’evacuazione di massa che coinvolge non solo i vertici politici, ma l’intera popolazione. Il presidente Gitanas Nausėda e la prima ministra Inga Ruginienė sono stati condotti d’urgenza nei bunker sotterranei insieme a ministri e parlamentari, mentre nelle scuole i bambini scendevano nei seminterrati e negli uffici la gente si accalcava nei piani interrati. L’allarme, rimasto attivo per circa un’ora, ha paralizzato la città: voli sospesi all’aeroporto internazionale, treni fermi e traffico bloccato.
La genesi della minaccia e la reazione a catena della Nato
L’episodio, che ha scatenato il panico ma anche una gelida determinazione, non è affatto isolato. Solo il giorno prima, un jet della Nato aveva abbattuto un drone sul suolo dell’Estonia, e le autorità di Tallinn non avevano esitato a puntare il dito contro le interferenze elettroniche russe, accusate di aver dirottato il velivolo ucraino fuori rotta. La Lituania, dal canto suo, ha rilevato un segnale radar compatibile con un drone da combattimento proveniente dalla Bielorussia, scatenando la reazione della polizia aerea baltica dell’Alleanza Atlantica.
Il segretario generale della Nato, pur elogiando la risposta “calma e decisa”, ha dovuto prendere atto di una nuova realtà: la guerra ibrida di Mosca ha varcato la soglia dei Paesi membri, testando la loro risolutezza con attacchi informatici, disturbi al segnale Gps e, ora, con incursioni fisiche di droni.
La fermezza dell’Unione europea e il nuovo protocollo lituano
La reazione politica di Bruxelles non si è fatta attendere. La portavoce capo della Commissione europea, Anitta Hipper, ha definito le minacce russe “totalmente inaccettabili”, sottolineando come la responsabilità di quanto accaduto ricada interamente sulla guerra di aggressione della Russia. Più dura ancora la presidente Ursula von der Leyen, che ha avvertito: “Una minaccia contro uno Stato membro è una minaccia contro la nostra intera Unione”.
Nel frattempo, a Vilnius, la premier Ruginienė ha tratto le conseguenze pratiche dall’emergenza: ha ordinato ai comuni di mantenere i rifugi antiaerei aperti 24 ore su 24 e ha annunciato nuove linee guida per informare tempestivamente la popolazione, ammettendo che durante l’allarme di domenica scorsa il sistema di allertamento aveva mostrato delle falle.
Un’ombra lunga chiamata disinformazione
Mentre i caccia della Nato continuano a pattugliare il fianco orientale, il fronte dello scontro si è spostato anche sul piano narrativo. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite ha lanciato accuse pesantissime, sostenendo che l’Ucraina intenderebbe lanciare droni dai territori baltici e che l’appartenenza alla Nato non basterebbe a proteggere questi Paesi da eventuali ritorsioni.
Accuse definite “fabbricate” e parte di una “campagna di disinformazione” dai ministri degli Esteri dei Paesi nordici e baltici, i quali hanno ribadito che sono proprio le interferenze di Mosca a causare le deviazioni dei droni. Una guerra, insomma, fatta di elettronica e di parole, dove il ronzio di un motore sopra Vilnius ha lo stesso effetto destabilizzante di una fake news diffusa in rete.




