Attacco ai Paesi baltici, l’allarme di Kasyanov su Putin e la Nato
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Redazione Esteri
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L’attacco ai Paesi baltici da parte della Russia è lo scenario indicato da Mikhail Kasyanov, ex primo ministro russo, che ha parlato della possibilità di una nuova iniziativa di Vladimir Putin contro la Nato. Durante la London Conference 2026 di Chatham House, il think tank britannico di politica estera, Kasyanov ha sostenuto che il presidente russo potrebbe cercare di mettere alla prova l’Alleanza Atlantica nel prossimo novembre, in un periodo che potrebbe coincidere con una forte attenzione degli Stati Uniti alle elezioni di midterm. Le sue parole hanno riportato al centro del dibattito il timore di un possibile confronto diretto tra Mosca e i Paesi membri della Nato.
Kasyanov, 68 anni, è stato primo ministro della Russia tra il 2000 e il 2004, durante la presidenza di Vladimir Putin. Il suo intervento alla conferenza internazionale ha evidenziato il rischio che il Cremlino possa approfittare di un momento considerato particolarmente delicato sul piano politico internazionale. Secondo l’ex premier russo, un’eventuale azione contro i Paesi baltici avrebbe anche il significato di un test nei confronti della Nato e della sua capacità di risposta. Il tema si inserisce nel quadro delle preoccupazioni già espresse da altre figure che hanno analizzato le possibili mosse della Russia.
Le analisi sulla possibile pressione russa verso la Nato
Tra le voci che hanno sollevato l’attenzione sulla possibilità di nuove iniziative russe c’è anche quella dell’ex generale Shirreff, secondo cui Putin potrebbe presto attaccare l’Europa e i Paesi occidentali potrebbero trovarsi impreparati. Nell’analisi riportata, la situazione interna della Russia viene descritta come difficile, con il razionamento della benzina e gli attacchi ucraini sempre più frequenti contro raffinerie e centri energetici. Secondo questa lettura, la guerra avrebbe raggiunto anche Mosca e Putin potrebbe reagire cercando uno scontro con la Nato, anche in relazione al crescente disinteresse di Trump verso l’Alleanza.
Anche Nikolay Petrov, responsabile del Laboratorio per l’analisi dei processi di trasformazione del New Eurasian Strategies Center, ha parlato della possibilità che Putin voglia sfidare la Nato. La sua analisi richiama il ruolo degli attacchi con droni condotti dall’Ucraina, descritti come azioni diventate non solo spettacolari ma anche efficaci nell’aumentare il costo della guerra per il Cremlino. Allo stesso tempo, Petrov sottolinea che le forze russe continuano ad avanzare in profondità, pur senza la stessa rapidità registrata in precedenza.
La paura nei Paesi baltici dopo l’invasione dell’Ucraina
Il timore di un possibile attacco russo ai Paesi baltici si è diffuso soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. In Estonia, Lettonia e Lituania, secondo quanto riportato, la paura di poter diventare il prossimo obiettivo del Cremlino ha influenzato le politiche dei governi, che hanno approvato una serie di leggi molto restrittive nei confronti di ciò che è russo o proviene dalla Russia. La possibilità di una nuova escalation viene quindi osservata attraverso il ricordo dell’occupazione sovietica, ancora presente nella memoria della popolazione.
Le misure adottate nei Paesi baltici sono legate al timore di una possibile invasione e alla percezione di una minaccia proveniente dalla Russia. Le tensioni nate dopo la guerra in Ucraina hanno portato questi Paesi a rafforzare l’attenzione verso ogni elemento collegato a Mosca, mentre le dichiarazioni di Kasyanov, Shirreff e Petrov hanno riportato il tema della sicurezza europea al centro del confronto internazionale. Il possibile coinvolgimento della Nato rappresenta l’elemento principale delle valutazioni legate a un eventuale attacco ai Paesi baltici.




