Kasyanov: Putin potrebbe attaccare i Paesi baltici a novembre
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Redazione Esteri
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Kasyanov Putin attacco Paesi baltici è il tema dell’allarme lanciato dall’ex premier russo Mikhail Kasyanov durante la London Conference 2026 di Chatham House, il più celebre think tank britannico di politica estera. Secondo Kasyanov, 68 anni, primo ministro della Russia dal 2000 al 2004 quando Vladimir Putin era presidente, Mosca potrebbe tentare un’azione contro i Paesi Baltici il prossimo novembre, in un momento che potrebbe coincidere con la distrazione legata alle elezioni di midterm negli Stati Uniti. Le sue parole riguardano il timore di un possibile test nei confronti della Nato e si inseriscono nel clima di forte attenzione sulla sicurezza dell’area baltica dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
Il timore di un possibile confronto nel Baltico
La prospettiva di un possibile attacco ai Paesi baltici viene collegata alla paura diffusa in Estonia, Lettonia e Lituania di poter diventare il prossimo obiettivo della Russia. Dopo l’inizio della guerra in Ucraina, questo timore ha influenzato le scelte politiche dei governi della regione, che hanno adottato una serie di misure restrittive nei confronti di tutto ciò che è russo o proviene dalla Russia. La preoccupazione nasce anche dalla memoria dell’occupazione sovietica, ricordata ancora con particolare timore dalla popolazione dei tre Paesi, e ha contribuito a rafforzare l’attenzione verso la difesa dei confini.
Nel contesto della sicurezza del Baltico si inserisce anche la Baltic Defence Line, un progetto transnazionale sviluppato dai tre Paesi baltici per proteggersi da una possibile invasione russa. La linea di difesa prevede il rafforzamento delle frontiere con la Russia attraverso strutture pensate per ostacolare un’eventuale avanzata terrestre. Tra gli elementi previsti ci sono chilometri di reti metalliche e filo spinato, cavalli di frisia, blocchi e piramidi di cemento, strumenti destinati a creare una barriera lungo le aree di confine considerate più sensibili.
La Nato e il cambiamento della missione nel Baltico
Il quadro della sicurezza regionale riguarda anche il ruolo della Nato e le modifiche introdotte nelle operazioni nell’area. Una sola parola è stata cambiata, trasformando la definizione della missione da “policing” a “defence”, ma il significato attribuito a questa modifica riguarda un passaggio considerato importante per la gestione delle tensioni. Il cambiamento indica infatti un livello maggiore di attenzione verso la possibilità di escalation e verso il rischio di un confronto diretto nel Baltico.
La nuova impostazione della missione viene collegata anche alla possibilità per il comando atlantico di utilizzare le armi senza una preventiva autorizzazione politica per abbattere droni o affrontare minacce considerate immediate. Il tema emerge in una fase in cui la presenza di tensioni tra Russia e Nato viene osservata con particolare attenzione, mentre i Paesi baltici continuano a rafforzare le proprie misure di difesa. La costruzione della Baltic Defence Line rappresenta uno degli strumenti scelti da Estonia, Lettonia e Lituania per prepararsi a uno scenario di possibile crisi.
Le conseguenze della guerra in Ucraina sulla regione
L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha modificato il modo in cui molti Paesi baltici guardano alla propria sicurezza. La paura di una possibile espansione del conflitto ha alimentato nuove politiche di protezione e una maggiore attenzione verso i rapporti con Mosca. Le misure adottate dai governi locali, comprese le norme restrittive verso elementi legati alla Russia, sono state motivate dal timore di una possibile invasione e dalla volontà di prevenire scenari considerati rischiosi.
Le dichiarazioni di Kasyanov alla London Conference 2026 si inseriscono quindi in un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dalle preoccupazioni dei Paesi baltici e dal rafforzamento delle difese lungo i confini orientali della Nato. Il riferimento a novembre e alle elezioni di midterm americane viene presentato dall’ex premier russo come un possibile momento di vulnerabilità, mentre la regione continua a prepararsi a fronteggiare il rischio di nuove tensioni.




