Porto Cesareo, la deriva infinita del kiter: ricerche senza sosta tra Salento e Calabria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono ore che a mare non accade nulla, almeno nulla che somigli a una risposta. Nel tratto di mare compreso tra Torre Chianca e Torre Lapillo, un luogo che i surfisti conoscono bene quando la tramontana soffia con decisione, il silenzio è rotto solo dal rombo dei motori delle motovedette e dal battito delle pale degli elicotteri. Da venerdì pomeriggio, infatti, non si hanno più notizie di Mimmo Piepoli, un 39enne originario di Erchie, in provincia di Brindisi, uscito in acqua con la sua attrezzatura per poi sparire, come inghiottito da un mare che quel giorno non mostrava alcuna pietà.

Le testimonianze raccolte dai soccorritori – un aspetto che verrà certamente approfondito nelle fasi istruttorie – parlano di un uomo visto in difficoltà tra le onde, forse mentre cercava di domare una vela che il vento stava trasformando in un nemico. Secondo alcune ricostruzioni, Piepoli era già rientrato una prima volta, probabilmente a causa di un guasto o di una lacerazione dell’ala, per poi rientrare in acqua e tentare di riprendere la navigazione. Poi, il vuoto. Gli amici che lo accompagnavano in quella sessione di kitesurf, non vedendolo tornare a riva, hanno lanciato l’allarme, innescando una macchina operativa che da quel momento non si è più fermata. A terra, lungo la litoranea, l’Opel Astra lasciata dallo scomparso è rimasta parcheggiata a pochi metri dalla battigia, muta testimone di un rientro che non c’è stato.

Il dispositivo si allarga: verso la Calabria con un pattugliatore

La cronaca, in questi casi, è fatta di tempi tecnici e di lenti spostamenti logistici. Inizialmente concentrate nel quadrante davanti a Porto Cesareo, le ricerche hanno rapidamente cambiato scala. La Direzione Marittima di Bari, che coordina le operazioni, ha dovuto prendere atto di una realtà complessa: le correnti, spinte da un vento sostenuto che ha soffiato costantemente da nord, potrebbero aver trascinato il – o eventuali parti dell’attrezzatura – molto lontano dal punto dell’ultimo avvistamento.

Ecco quindi che il raggio d’azione è stato ampliato in modo considerevole, fino a interessare le acque della costa calabrese. Un indizio decisivo per questa estensione è stato il ritrovamento di una vela danneggiata, che si presume appartenesse a Piepoli, recuperata su un isolotto di fronte a Torre Chianca. Quel pezzo di equipaggiamento, strappato via dalla furia del vento, suggerisce una dinamica di rottura che potrebbe aver preceduto la scomparsa dell’uomo. Sul fronte operativo, la novità più rilevante è rappresentata dall’impiego del pattugliatore della Guardia Costiera Nave Corsi (CP906). Partito da Crotone, il mezzo sta perlustrando attivamente il litorale ionico calabrese, battendo fondali e rotte dove la deriva potrebbe aver sospinto il disperso.

Aria, mare e fondali: i mezzi impiegati per un uomo solo

Non si tratta di una semplice battitura costiera. L’apparato messo in campo per cercare di localizzare Mimmo Piepoli è imponente e multimodale. Dal cielo, si alternano velivoli della Guardia Costiera, dell’Aeronautica Militare, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco. Questi sorvoli a bassa quota cercano di forare la superficie dell’acqua con lo sguardo, alla ricerca di una sagoma o di un riflesso che possa fornire una svolta. In mare, oltre alle motovedette, opera il pattugliatore Corsi, mentre sott’acqua, in particolare nei pressi degli scogli e nei fondali più insidiosi vicini alla costa, sono intervenuti i sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Bari e di Brindisi.

Sulla spiaggia, in quello che è stato trasformato in un quartier generale avanzato, i vigili del fuoco del comando provinciale di Lecce hanno allestito il posto di comando. Da qui, le pattuglie terrestri si muovono lungo un tratto di costa che si estende per decine di chilometri, monitorando il litorale da Porto Cesareo fino a sud di Gallipoli. Le condizioni meteo, coerenti con le previsioni che avevano attirato i kitesurfisti in zona, presentavano una tramontana che soffiava tra i 25 e i 30 nodi: una condizione esaltante per chi è in controllo, ma fatale per chi perde l’equilibrio o l’attrezzatura.

Un’attesa che si fa lunga, segnata dal silenzio del mare

A rendere tutto più complesso c’è un altro fattore, molto pratico: nessuno ha ancora recuperato né la tavola né l’imbracatura del 39enne. L’unico elemento certo è quella vela danneggiata sull’isolotto, un indizio forte, ma che da solo non chiude il cerchio della ricostruzione. Sul fronte degli sviluppi giudiziari, sebbene non risultino formalmente aperte inchieste per reati specifici nelle prime ore, la magistratura di Lecce monitora naturalmente l’evoluzione delle ricerche come prassi in tutti i casi di dispersione accidentale.

Per chi frequenta quei luoghi, la costa tra Torre Chianca e Torre Lapillo è una distesa di sabbia e macchia mediterranea che solitamente profuma di vacanza. Oggi è solo un punto di osservazione. Le imbarcazioni disegnano cerchi concentrici in un’acqua che appare calma solo in superficie, mentre la speranza di chi attende si scontra con la matematica delle ore trascorse e la vastità di un golfo, quello di Taranto, che sembra essersi aperto per non restituire più la sua preda.

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