La frase di Vallejo che imbarazza Parigi: «Match da arbitrare da un uomo»
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Redazione Sport
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La bolgia del Suzanne-Lenglen, un caldo da 30 gradi e una battaglia durata quattro ore e cinquantanove minuti: Adolfo Daniel Vallejo esce dal secondo turno del Roland Garros 2026 con le ossa rotte, ma è una dichiarione rilasciata a freddo a far più rumore della sconfitta. Il paraguaiano, numero 71 del ranking, ha ceduto al francese Moïse Kouamé – classe 2009, rivelazione del torneo – al termine di un super tie-break (10-8) nel quinto set che ha fatto esplodere il pubblico di casa.
Eppure, nell’intervista post-partita, l’ago della bilancia si è spostato altrove: non sulla rimonta subita, non sui cinque set giocati punto a punto, ma sulle parole spese nei confronti della giudice di sedia, la brasiliana Ana Carvalho.
Vallejo, con la schiettezza che spesso accompagna la frustrazione da campo, ha lasciato intendere che una donna, secondo lui, non avrebbe gli strumenti per gestire certe pressioni. «Questo genere di partite – ha dichiarato al magazine “Clay” – andrebbe arbitrato da un uomo.
È molto difficile per una donna farlo, perché il pubblico è esigente e serve molto coraggio per andargli contro». Non una critica sull’operato tecnico della Carvalho, si badi bene, ma un giudizio di genere che ha immediatamente scatenato la reazione della Fédération Française de Tennis (FFT). La frase, virale in poche ore, ha trasformato un’epica sportiva in un caso disciplinare; la FFT, dal canto suo, ha parlato di «commenti inaccettabili», ricordando come «la competenza di un arbitro non si misuri dal genere, ma dalla professionalità».
La difesa social e la sanzione annunciata
La reazione di Vallejo non si è fatta attendere, sebbene sia arrivata a mente più fredda, via social network. Il tennista ha pubblicato una storia su Instagram nella notte tra venerdì e sabato, chiarendo che le sue parole erano state fraintese: «Ho rispetto per gli arbitri e per il loro lavoro. Dopo cinque ore di battaglia ero molto surriscaldato e pieno di emozioni. Mi dispiace». Una precisazione, la sua, che ha cercato di spostare l’attenzione sull’intensità del match – perso nonostante un vantaggio di 5-2 nel quinto set – piuttosto che sul contenuto sessista della critica.
«Non ho attribuito la sconfitta all’arbitro – ha insistito –. Lei ha fatto un buon lavoro per tutta la durata dell’incontro». Tuttavia, per gli organizzatori, lo scenario era ormai chiaro: le scuse non cancellano la gravità oggettiva di chi chiede pubblicamente un arbitro uomo perché una donna «manca di coraggio».
La direzione del torneo, di concerto con la FFT, ha dunque annunciato una «sanzione significativa sotto forma di multa». Sebbene l’importo non sia stato ancora ufficialmente divulgato, il regolamento dei Grande Slam prevede per la condotta antisportiva una finestra che può arrivare fino a centomila dollari, anche se i precedenti – come quello che vide protagonista Fabio Fognini nel 2017 – suggeriscono cifre elevate ma spesso associate a periodi di sospensione condizionale.
Vallejo, al suo debutto assoluto nel tabellone principale parigino dopo aver interrotto un digiuno di vittorie per il Paraguay durato quasi ventotto anni, rischia ora che questa macchia oscuri una prestazione comunque maiuscola contro il fenomeno locale Kouamé.
Un pubblico rovente e una partita con il fisiologico caos
Per comprendere appieno lo sfogo del paraguaiano, occorre però restituire il contesto di quel giovedì pomeriggio. Il diciassettenne Kouamé, reduce dall’aver già eliminato Marin Cilic al primo turno, giocava in casa e il pubblico del Lenglen non gli ha fatto mancare il proprio sostegno, talvolta tracimando in fischi o richiami prolungati che hanno rotto il ritmo del gioco.
Vallejo, nel mirino della contestazione, ha accusato l’arbitra Carvalho di non aver saputo gestire i tempi di recupero concessi all’avversario («si sdraiava a terra perdendo tempo») e di non aver messo freno a un tifo diventato «fastidioso e mancante di rispetto».
Da qui lo scivolone: l’equazione tra sesso dell’arbitro e capacità di imporre l’autorità in una bolgia. Una tesi che la FFT ha stroncato in modo netto, ribadendo che l’esito positivo o negativo di un evento «non può giustificare tali osservazioni». Per Vallejo, che da 71esimo del mondo si giocava la chance più importante della carriera, le scuse rappresentano un tentativo di limitare i danni, ma non gli risparmieranno la multa.
Nel frattempo, mentre la polvere sollevata dalla frase si deposita, l’avversario Kouamé continua il suo cammino da favola verso il terzo turno, con l’intera Francia che si chiede se questo ragazzo dai polmoni d’acciaio possa davvero essere il nuovo idolo.




