Savona e le polemiche sulla capitale della cultura 2027: tra identità e progetti mancati
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Redazione Interno
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Savona non sarà Capitale italiana della Cultura 2027, e la delusione si fa sentire. A esprimere il proprio rammarico è stata anche Ilaria Caprioglio, ex sindaco della città, che, pur riconoscendo l’amarezza per la mancata vittoria, non ha mancato di sottolineare alcune criticità emerse già durante la fase di candidatura. “Da cittadina sono sinceramente dispiaciuta”, ha dichiarato, “ma da ex sindaco ritengo che ci siano aspetti da analizzare”. Caprioglio ha fatto riferimento alle osservazioni sollevate dal vice sindaco Livio Di Tullio, noto per le sue doti culinarie, ma anche per la capacità di affrontare questioni complesse con pragmatismo.
Tra le perplessità evidenziate, spicca la confusione iniziale sul tema della sostenibilità, ridotta a mera questione ambientale, tralasciando quella sociale ed economica. “Avevo già manifestato dubbi all’inizio del percorso”, ha spiegato Caprioglio, “quando lessi il progetto e notai questa lacuna”. Nonostante un successivo ripasso dell’Agenda 2030, con i suoi 17 Obiettivi e 169 Target, l’impianto progettuale è rimasto sostanzialmente invariato. “Senza risorse economiche adeguate”, ha aggiunto, “i progetti rischiano di restare solo parole vuote”.
Le polemiche, tuttavia, non si limitano a Savona. Dopo le dichiarazioni del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che ha espresso disappunto per la sconfitta di Pompei, è arrivata anche la reazione di Reggio Calabria. Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, ha puntato il dito contro il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, originario di Pordenone, la città vincitrice del titolo. “Ciriani è ministro nel governo Meloni”, ha dichiarato Vitale, “e questo, secondo me, spiega tutto”. Una posizione che ha alimentato ulteriori polemiche, con alcuni che hanno addirittura invocato indagini sulla legittimità della vittoria.
A Pordenone, intanto, non mancano le difese. Nonostante le critiche di Santo Suraci, coordinatore provinciale di Azione, che ha definito la città “un paesotto del profondo nord”, il titolo è stato accolto con orgoglio. Suraci, oltre a sminuire il risultato, ha insinuato possibili favoritismi politici, scatenando reazioni contrastanti.
A Reggio Calabria, invece, il gruppo consiliare di Italia Viva ha preferito guardare avanti, sottolineando il valore del percorso intrapreso. “È già una vittoria”, hanno dichiarato, “i numeri parlano chiaro”. Il progetto, lodato per la sua capacità di coinvolgere istituzioni, associazioni e cittadini, continua a rappresentare un punto di riferimento, nonostante i tentativi di strumentalizzazione politica.




