Savona e le polemiche sulla Capitale della Cultura 2027: tra progetti mancati e accuse di favoritismi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mancata assegnazione a Savona del titolo di Capitale della Cultura 2027 continua a far discutere, alimentando un dibattito che va oltre i confini della città ligure. Il commento di Ilaria Caprioglio, ex sindaco di Savona, riaccende i riflettori su un percorso che, secondo lei, avrebbe potuto essere più solido. “C’era già un’identità forte e una visione tracciata”, ha dichiarato, sottolineando come, senza risorse economiche adeguate, i progetti rischino di rimanere mere parole. Caprioglio, che da cittadina esprime rammarico per l’esito negativo, da ex amministratrice punta il dito su alcune criticità emerse fin dall’inizio. In particolare, ha evidenziato come il concetto di sostenibilità sia stato inizialmente ridotto alla sola dimensione ambientale, tralasciando quella sociale ed economica. “Successivamente”, ha aggiunto, “c’è stato un veloce ripasso sull’Agenda 2030, ma l’impianto del progetto è stato modificato solo marginalmente”.

Le critiche non si limitano a Savona. Dopo le parole del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che ha espresso delusione per la sconfitta di Pompei, è arrivata anche la voce di Reggio Calabria. Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, ha avanzato dubbi sull’assegnazione del titolo a Pordenone, suggerendo che la vittoria della città friulana possa essere legata alla presenza di Luca Ciriani, ministro dei rapporti con il Parlamento nel governo Meloni, originario proprio di Pordenone. “Discorso chiuso”, ha dichiarato Vitale, lasciando intendere che la decisione sia stata influenzata da logiche politiche più che culturali.

Anche a Pordenone, tuttavia, non mancano le polemiche. Santo Suraci, coordinatore provinciale di Azione, ha definito la città friulana “un paesotto del profondo nord”, insinuando che la vittoria sia frutto di dinamiche poco trasparenti. Le sue parole, durissime, hanno scatenato reazioni contrastanti, con alcuni che difendono il valore culturale di Pordenone e altri che invece sollevano interrogativi sulla legittimità del risultato.

Intanto, a Reggio Calabria, il gruppo consiliare di Italia Viva cerca di guardare oltre la sconfitta, ribadendo la validità del progetto presentato. “È già una vittoria”, hanno dichiarato, sottolineando come il percorso abbia risvegliato un senso di appartenenza e orgoglio tra cittadini e istituzioni. “Fa tristezza”, hanno aggiunto, “vedere come alcuni cerchino di strumentalizzare questa vicenda per fini politici, riducendo un’esperienza partecipativa a mera propaganda”.

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