Pogacar domina a Kigali e conquista il mondiale con una fuga da lontano
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Redazione Sport
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Tadej Pogacar ha firmato un’impresa ciclistica di rara potenza, aggiudicandosi la corsa in linea dei Mondiali di ciclismo a Kigali con un’azione solitaria iniziata a sessantasei chilometri dal traguardo. Lo sloveno, che in questo modo si è assicurato per la seconda volta consecutiva la maglia iridata, ha dato vita a una delle sue fughe più spettacolari, trasformando una prova mondiale in un monologo in salita.
L'attacco decisivo di Pogacar
L’attacco decisivo, sferrato sul Mont Kigali quando mancavano ancora centoquattro chilometri all’arrivo, gli ha permesso di creare un primo, selezionatissimo gruppetto di fuggitivi, dal quale poi è riuscito a staccarsi definitivamente poco dopo, scrollandosi di dosso ogni compagno di avventura. La sua volata, seppur in solitaria, è stata un crescendo di agonismo puro, coronato dal gesto delle braccia alzate mentre oltrepassava il traguardo nella capitale ruandese.
La giornata sfortunata di Evenepoel
Alle sue spalle, il belga Remco Evenepoel ha vissuto una giornata di contrasti fortissimi, conclusa con la medaglia d’argento ma segnata da un evidente rammarico. Il corridore, reduce dalla vittoria nella prova a cronometro, è stato infatti costretto a due cambi di bicicletta durante la frazione cruciale della gara, un intoppo tecnico che, sebbene parzialmente compensato da una rimonta di pregevole fattura, ha inevitabilmente inciso sul suo ritmo e sulle sue energie residue. Evenepoel, il quale sognava una doppietta iridata mai riuscita a nessuno nella storia della competizione, ha mostrato tutto il suo disappunto al traguardo, dove è rimasto a lungo immobile a terra con la testa tra le mani, in un silenzio carico di delusione nonostante il prestigioso risultato.
La prova dell'Italia con Ciccone
La prova italiana ha trovato il suo acme nel sesto posto finale di Giulio Ciccone, il quale ha saputo gestire con intelligenza un percorso descritto dallo stesso Pogacar come “davvero duro”, inserendosi tra i migliori in una competizione dominata da scatti poderosi e continui cambi di ritmo. La strategia di squadra, d’altronde, ha dovuto fare i conti con l’iniziativa precoce del campione sloveno, il quale ha dichiarato di aver attaccato con l’intenzione di “formare un piccolo gruppo”, un piano che si è concretizzato con la collaborazione iniziale di alcuni compagni di fuga prima del suo allungo risolutivo.
I Mondiali in Africa e la grandezza di Pogacar
L’edizione dei primi Mondiali disputati in terra africana si chiude dunque all’insegna della grandezza atletica di Pogacar, il quale ha saputo amministrare una fuga chilometrica confessando di aver avuto “dei dubbi nel finale”, ma gestendo con freddezza e talento il vantaggio accumulato. Un risultato che, al di là dell’oro individuale, consegna al ciclismo una pagina di storia, scritta sulle strade di Kigali dove la potenza e la tattica si sono fuse in un’esibizione quasi senza precedenti.




