Più libri più liberi, la protesta silenziosa degli editori contro la casa editrice di estrema destra
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Redazione Interno
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Alla Nuvola dell'Eur, dove è in corso la fiera della piccola e media editoria "Più libri più liberi", l'aria si è fatta tesa, carica di un dissenso che ha scelto di esprimersi attraverso un gesto di assenza. Sabato, alle tre del pomeriggio, gli stand di un gruppo di case editrici – tra cui quello di Fandango – si oscureranno simbolicamente per trenta minuti, rendendo quegli spazi inaccessibili ai visitatori. Una protesta muta, ma eloquente, organizzata in risposta alla partecipazione alla kermesse romana della casa editrice "Passaggio al Bosco", da più parti accusata di pubblicare testi di matrice nazifascista.
Le ragioni di un gesto simbolico
La decisione di oscurare gli stand, un atto che trasforma la visibilità in un temporaneo vuoto, nasce da un principio che molti degli editori coinvolti considerano non negoziabile: la libertà d'espressione, che è il fondamento stesso di una fiera del libro, non può essere confusa con la legittimazione di ideologie che propagandano l'odio e il razzismo. "Più liberi", argomentano alcuni, non significa dare spazio a un editore le cui pubblicazioni, a differenza di quelle che affrontano criticamente e storicamente certi periodi, sembrano celebrarne acriticamente le derive più estreme. Le polemiche, del resto, erano divampate già prima dell'apertura, sollevate anche dal rifiuto pubblico di un autore come Zerocalcare di condividere gli spazi con quella che ha definito una presenza neofascista e neonazista.
Un dibattito che si inceppa
Mentre il gesto di protesta si preparava, un episodio ha offerto un esempio di come il confronto possa facilmente degenerare in chiusura. Enzo Foschi, segretario del Partito Democratico di Roma, intervenuto a un sit-in organizzato dal suo partito contro la partecipazione dell'editore, ha rifiutato di rispondere alle domande di un giornalista, motivando il suo diniego con le parole: "Voi siete del Giornale, non parlo con il Giornale". Un atteggiamento che, al di là delle singole posizioni, ha sollevato interrogativi sui modi e sui limiti di un dibattito che si professa democratico, mostrando come la linea tra la critica ferma e il rifiuto del dialogo possa assottigliarsi pericolosamente.
Le conseguenze inattese della polemica
L'effetto immediato delle aspre discussioni, che hanno riempito le pagine dei giornali e i social network, è stato paradossale: una notorietà amplificata per l'editore al centro della bufera, il cui stand, secondo quanto riportato, si è trovato particolarmente affollato proprio nel primo giorno della manifestazione. La pubblicità, si sa, è spesso un meccanismo imprevedibile, e le accuse di censura o di tentativo di esclusione si sono rivelate un potente catalizzatore di attenzione, in un contesto dove la visibilità è merce rara e preziosa per tutti gli espositori. La fiera, che proseguirà i suoi lavori fino all'8 dicembre, si trova dunque a dover gestire non solo il normale flusso di appassionati e professionisti, ma anche le profonde lacerazioni ideologiche che questa presenza ha portato in superficie, dimostrando come il mondo del libro, spesso percepito come un recinto pacifico, non sia immune dai conflitti che attraversano la società.




