Incidente a Messina, muore Vincenzo La Foresta: l'ennesimo dramma della strada

Incidente a Messina, muore Vincenzo La Foresta: l'ennesimo dramma della strada
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ancora una vita spezzata sull'asfalto di Messina, ancora un familiare che riceve una notizia destinata a cambiargli per sempre l'esistenza. L'ultimo incidente mortale, sulla carta, ha il sapore amaro dell'ennesima ripetizione: un uomo di 49 anni, Vincenzo La Foresta, è stato travolto e ucciso da una moto nella notte sul viale Gazzi, nei pressi dell'ingresso del Policlinico.

Una dinamica che, per quanto tragica e dolorosa, si inserisce in un bollettino di guerra che la città dello Stretto non riesce a fermare, nonostante gli appelli, le campagne di sensibilizzazione e i tristi rituali delle commemorazioni a bordo strada.

Il sinistro si è consumato intorno a mezzanotte, quando La Foresta si trovava sulla carreggiata, forse per attraversare, ed è stato investito da una Honda Africa Twin che procedeva in direzione valle-monte.

Alla guida del mezzo pesante un quarantenne, rimasto illeso nello scontro, che ora dovrà rispondere alle domande degli inquirenti per ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi. La Foresta, conosciuto sui social come "Enzo miao" per i suoi video divertenti su TikTok che strappavano sorrisi a migliaia di seguaci, abitava in una casetta di Mangialupi e, rimasto orfano da tempo, lascia una sorella.

La sua presenza digitale, fatta di leggerezza e ironia, contrasta con la durezza di una vita reale che non gli aveva sempre riservato sorrisi, e proprio per questo il suo volto era entrato nelle case di tanti messinesi che lo avevano adottato come un amico.

Un'estate di sangue sull'asfalto

Questo ennesimo dramma arriva a poco più di un mese di distanza da un altro episodio che aveva scosso la città, quando il 6 giugno scorso un ragazzo di appena 15 anni, Riccardo Coglitore, perse la vita dopo uno scontro tra la sua moto e un'auto.

Due morti in poco più di trenta giorni, due storie che si incrociano nella stessa cronaca nera e che riportano al centro del dibattito pubblico la questione della sicurezza stradale, un tema troppo spesso relegato ai comunicati stampa delle associazioni e alle parole di circostanza dei politici, ma che continua a mietere vittime con una regolarità che non può essere definita più accidentale.

Il viale Gazzi, poi, è una delle arterie più trafficate e pericolose della città: un rettilineo che invita alla velocità, attraversato da pedoni che spesso si muovono in zone poco illuminate e da mezzi a due ruote che sfrecciano in mezzo al traffico.

Il peso della cultura della sicurezza

Al di là della dinamica specifica di ogni singolo incidente, che spetta alla magistratura chiarire, emerge con forza la necessità di un cambio di passo culturale che investa istituzioni e cittadini.

Perché se è vero che le cause possono essere molteplici – distrazioni, eccesso di velocità, mancata manutenzione delle strade, scarsa segnaletica – è altrettanto vero che il dato numerico non mente: la provincia di Messina è tra quelle che registrano il maggior numero di vittime della strada in Sicilia, con una piaga che riguarda in particolare i motociclisti, troppo spesso esposti a un rischio mortale che la carrozzeria di un'auto non può compensare.

E proprio il mezzo a due ruote, che rappresenta per molti l'unica soluzione per muoversi in una città con problemi cronici di trasporto pubblico, si trasforma in un boomerang quando la prudenza lascia il posto all'incoscienza o, peggio, quando a pagare è un pedone che si trova al momento sbagliato nel posto sbagliato.

L'assenza di risposte strutturali

La morte di Vincenzo La Foresta, così come quella del giovane Coglitore, interroga la coscienza collettiva e sollecita risposte che vadano oltre le inevitabili condoglianze istituzionali. Installare dossi, potenziare l'illuminazione pubblica, intensificare i controlli con autovelox e posti di blocco sono misure che possono incidere, ma che da sole non bastano a scalfire una mentalità che considera l'automobile e la moto come estensioni del proprio ego piuttosto che strumenti di cui fare un uso responsabile.

Le campagne educative, a partire dalle scuole, dovrebbero essere obbligatorie e non lasciate all'iniziativa dei singoli istituti, mentre le forze dell'ordine andrebbero messe in condizione di operare con maggiore incisività su un territorio vasto e complesso come quello peloritano. Ma finché ogni incidente verrà raccontato come una fatalità, e non come l'esito prevedibile di un sistema che tollera troppe violazioni, il conto delle vittime continuerà a salire senza che alcuna lezione venga davvero appresa.

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