Rom, i 22 miliardi Ue e l’integrazione che non c’è: a Milano l’ennesimo dramma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre Bruxelles ribadisce il suo impegno per l’inclusione delle minoranze, destinando 22 miliardi di euro dal Fondo europeo di sviluppo regionale (2021-2027) a progetti per "ridurre le disparità socioeconomiche", l’Italia si confronta con l’ennesimo episodio che mette in luce il fallimento delle politiche d’integrazione. Quattro minorenni rom, di 11, 12 e 13 anni, provenienti dal campo nomadi di via Selvanesco, alla periferia sud di Milano, hanno investito e ucciso Cecilia De Astis, 71 anni, a bordo di un’auto rubata. Un fatto che ha riacceso il dibattito, trasformando la tragedia in un caso politico.

La commissaria europea per la parità, Helena Dalli, ha difeso gli stanziamenti Ue, sottolineando come i fondi siano destinati a "migliorare l’accesso a servizi inclusivi". Ma la realtà, almeno in alcuni contesti, sembra smentire le intenzioni. I quattro ragazzi coinvolti nell’incidente – non imputabili per età – provenivano da un insediamento già sgomberato in passato, ma rioccupato illegalmente meno di un anno fa. Un luogo dove, nonostante la presenza di reti associative e istituzionali, molte famiglie rimangono ai margini, al di fuori di qualsiasi percorso di inserimento.

Carlo Calenda, leader di Azione, ha usato toni durissimi: "I campi rom vanno sgomberati tutti, sono isole di illegalità". Una posizione netta, che trascende le divisioni ideologiche – "non è una questione di destra o sinistra" – e punta il dito contro una tolleranza che, a suo dire, finisce per alimentare crimini. "Se vogliono vivere fuori dalla legge, lo facciano fuori dall’Italia", ha aggiunto, scatenando polemiche.

Eppure, gli sgomberi – spesso presentati come soluzione – non sembrano aver risolto il problema. Quello di via Selvanesco, come molti altri, è stato svuotato più volte, salvo essere rioccupato poco dopo. Senza un lavoro strutturale sull’istruzione e sul monitoraggio dei minori, il circolo vizioso si ripete. I bambini rom, privi di controlli e spesso esclusi dalla scuola, finiscono per essere coinvolti in attività illegali, mentre le risorse europee, pur consistenti, faticano a tradursi in interventi efficaci.

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