Debito pubblico, a febbraio ennesimo balzo fino a sfiorare i 3.140 miliardi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il macigno del debito pubblico italiano continua a ingrossarsi, senza che si intraveda una battuta d’arresto nella sua corsa. Lo certifica l’ultimo bollettino della Banca d’Italia, "Finanza pubblica: fabbisogno e debito", da cui emerge un incremento di 27,3 miliardi di euro nel solo mese di febbraio. Un dato, questo, che porta il passivo complessivo delle Amministrazioni pubbliche a quota 3.139,9 miliardi, un nuovo record storico che riaccende inevitabilmente i riflettori sulla sostenibilità dei conti pubblici. A spingere verso l’alto l’asticella è stata una combinazione di fattori, tra i quali il fabbisogno del settore pubblico (pari a 14,2 miliardi) e una contestuale impennata delle disponibilità liquide del Tesoro, lievitate di 12,9 miliardi fino a raggiungere i 74,8 miliardi.

Se si osserva la ripartizione interna del debito, si nota come il peso maggiore gravi sulle spalle delle Amministrazioni centrali, responsabili di un aumento di 26,9 miliardi; le Amministrazioni locali hanno inciso in misura decisamente minore, con uno 0,4 miliardi, mentre il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente fermo. C’è poi una voce, seppur marginale (0,2 miliardi), che racchiude gli effetti tecnici legati agli scarti e premi su emissioni e rimborsi, oltre alla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e alle fluttuazioni dei tassi di cambio. Un cespite che, per quanto esiguo, contribuisce a completare il quadro di una finanza pubblica sempre più sotto pressione.

Il ritorno degli investitori stranieri e la fuga di Banca d’Italia

A fronte di queste cifre da capogiro, la struttura della proprietà del debito rivela cambiamenti di segno opposto. Da un lato, prosegue inesorabile la discesa della quota detenuta da Palazzo Koch: la Banca d’Italia ha ulteriormente ridotto la sua esposizione, passando dal 18,3 al 18,0 per cento del totale. Un alleggerimento, il suo, che viene però compensato da un ritorno in massa degli investitori esteri. A gennaio – ultimo dato disponibile prima della pubblicazione del report – i non residenti hanno infatti incrementato la loro fetta di torta portandola al 34,9 per cento, un livello che segna un aumento rispetto al 34,3 per cento del mese precedente.

Sul versante opposto, a rimetterci sono i cosiddetti "altri residenti", una categoria che include principalmente famiglie e imprese non finanziarie; la loro quota è scesa al 14,3 per cento, in calo rispetto al 14,5 per cento di dicembre. Un’inversione di tendenza, quella degli acquirenti stranieri, che sembra suggerire una rinnovata fiducia nel rischio Italia nonostante il livello record dell’indebitamento, anche se la vita media residua del debito si conferma stabile a 7,9 anni.

Il gettito tributario resiste ma non basta

Mentre lo stock di debito galoppa, il fronte delle entrate tenta di tenere il passo senza però riuscire a invertire la rotta. Nei primi due mesi del 2026, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato hanno raggiunto i 90,2 miliardi di euro, un importo che ricalca quasi perfettamente quello dello stesso periodo dell’anno precedente, segnando un timido +0,2 per cento. Una stabilità, questa, che di fatto fotografa una crescita strutturale asfittica dell’economia reale, incapace di generare quel surplus fiscale necessario a scalfire un debito che ormai viaggia su livelli astronomici.

I dati, va ricordato, hanno subito una leggera revisione tecnica in occasione della notifica inviata alla Commissione europea lo scorso 31 marzo, nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi. Un dettaglio procedurale che non cambia però la sostanza dei numeri: la macchina del debito continua a produrre incrementi vicini ai trenta miliardi in un mese, alimentata da un fabbisogno endemico e da una gestione della liquidità che, di fatto, contribuisce ad alimentare il passivo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.