Il debito pubblico tocca quota 3.095,5 miliardi, ma a dicembre registra un calo significativo
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Redazione Economia
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Si è chiuso con un nuovo record storico annuale, quello del 2025, il contatore del debito pubblico italiano, sebbene l'ultimo mese dell'anno abbia mostrato una flessione consistente. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, a fine dicembre lo stock del debito delle amministrazioni pubbliche si è attestato a 3.095,5 miliardi di euro, segnando un incremento di 128,6 miliardi rispetto al termine del 2024, quando il valore si fermava a 2.966,9 miliardi. L'aumento su base annua, spiega Via Nazionale, è da ricondurre principalmente al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, che ha inciso per 109,2 miliardi, ma anche all'incremento delle disponibilità liquide del Tesoro – cresciute di 14,7 miliardi portandosi a 52,4 miliardi – e a una serie di fattori tecnici. Tra questi, l'effetto complessivo degli scarti e dei premi all'emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e la variazione del cambio, che hanno contribuito per ulteriori 4,6 miliardi.
La dinamica di dicembre e il ruolo dei sottosettori
Se il dato annuale segna un nuovo massimo, l'analisi mensile offre una prospettiva diversa. A dicembre, infatti, il debito ha registrato una contrazione di 28,7 miliardi rispetto al mese di novembre, scendendo dagli 3.124,9 miliardi del mese precedente e allontanandosi dal record storico assoluto toccato a ottobre, quando l'asticella aveva sfiorato i 3.131 miliardi. Questa diminuzione, spiegano gli esperti di Bankitalia, ha risentito positivamente dell'avanzo di bilancio, pari a 17,07 miliardi – un dato in crescita rispetto ai 13,2 miliardi dell'anno prima – e delle minori disponibilità liquide del Tesoro, diminuite di 12,04 miliardi. A trainare la crescita complessiva del debito nel corso dell'anno è stato principalmente il debito consolidato delle Amministrazioni centrali, lievitato di 132 miliardi fino a raggiungere i 3.016,3 miliardi. In controtendenza, invece, si è mosso il debito delle Amministrazioni locali, che si è ridotto di 3,4 miliardi, assestandosi a 79,1 miliardi, mentre quello degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente stabile. Da segnalare, infine, la diminuzione della quota di titoli di Stato detenuta dalla Banca d'Italia, scesa al 18,5% dal 21,6% registrato alla fine del 2024, un dato che riflette le dinamiche di politica monetaria in atto.
Le entrate tributarie e la lettura degli esperti
Parallelamente all'andamento del debito, la Banca d'Italia ha reso noto anche il dato sulle entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato, che nel corso del 2025 hanno raggiunto i 614,226 miliardi di euro, facendo registrare un incremento del 3,51% rispetto all'anno precedente. Un segnale di vitalità del gettito fiscale, che però si inserisce in un contesto di allarme, seppur temperato, sull'evoluzione futura della finanza pubblica. Intervistato dall'Adnkronos, Carlo Altomonte, prorettore alla Sda Bocconi, ha offerto una lettura articolata della situazione, sottolineando come al momento non vi sia un'emergenza immediata, ma invitando a non abbassare la guardia. Le prospettive per l'Italia, ha spiegato, restano ancora favorevoli, anche per una maggiore prudenza nella gestione dei conti correnti, ma il margine di sicurezza, per usare le sue parole, "resta molto piccolo" e la fiducia dei mercati, oggi salda, potrebbe rivelarsi rapidamente reversibile.
L’incognita della crescita dopo il Pnrr
Il vero nodo critico, secondo l'analisi di Altomonte, non è tanto il livello assoluto del debito – che pure ha raggiunto un nuovo picco – quanto la capacità del Paese di sostenere la crescita una volta esaurita la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il problema, ha spiegato il prorettore, è capire dove l'Italia troverà i cosiddetti "driver di crescita" nell'attuale contesto post Pnrr. La sfida principale, insomma, sarà trasformare gli investimenti straordinari finanziati dall'Europa in uno sviluppo strutturale e duraturo dell'economia. A questo si lega un altro tema cruciale, evidenziato da Altomonte: come utilizzare e mettere a frutto l'enorme risparmio privato accumulato da famiglie e imprese per sostenere gli investimenti, in particolare in settori considerati prioritari per l'integrazione e la sicurezza futura, come l'energia, le comunicazioni e la difesa. Una mancata chiarezza su questi fronti, ha avvertito, potrebbe indurre i mercati a porsi domande scomode, innescando tensioni sul costo del finanziamento del debito in un contesto geopolitico già di per sé complesso.




